Last Updated on 30 Luglio 2025 by Samuele Corona
Il nome di Alfred Adler risuona oggi tra i giganti della psicologia del Novecento, ma il suo cammino verso la notorietà fu tutt’altro che lineare. Di lui si conosce poco: le principali fonti biografiche sono le opere di Manes Sperber, Hertha Orgler, Phyllis Bottome e Carl Furtmüller.
Nonostante la scarsità di documentazione, il suo pensiero ha inciso profondamente sull’evoluzione della psicologia moderna.
Adler nasce a Vienna nel 1870, figlio di una famiglia ebreo-ungherese. Da piccolo è gracile e spesso malato, e proprio questo stato di fragilità fisica alimenterà le radici di quella che sarà una delle sue intuizioni più famose: il concetto di complesso di inferiorità.
- Adler, Alfred(Autore)
La sua passione per la medicina prende forma sin da giovane, e nel 1888 si iscrive all’Università di Vienna.
Durante gli anni universitari, la vita di Adler si intreccia con la politica: si avvicina al socialismo e conosce Raissa Epstein, giovane russa rivoluzionaria. Il loro incontro sfocerà presto in amore e matrimonio, un’unione di intelligenze e ideali.
Dal sodalizio con Freud alla rottura: la nascita della Psicologia Individuale
La carriera di Adler prende una svolta decisiva nel 1902, quando entra nel famoso mercoledì freudiano, il gruppo che si riuniva nella casa di Sigmund Freud per discutere i fondamenti della nascente psicoanalisi.
Adler è tra i più autorevoli partecipanti, ma la sua visione dell’essere umano comincia presto a divergere da quella freudiana. A differenza di Freud, Adler pone al centro del comportamento umano non tanto la sessualità, quanto la volontà di potenza, la ricerca di superiorità come risposta a un senso di inadeguatezza.
Nel 1911, la frattura è insanabile. Adler si separa dal Circolo Psicoanalitico e fonda la Società di Psicologia Individuale. È un atto di coraggio e di rottura: l’inizio di un nuovo paradigma, che concepisce l’individuo come essere sociale, volto al superamento delle proprie carenze attraverso l’interazione con la comunità.
Nel frattempo, Adler non dimentica l’impegno sociale. Le sue simpatie socialiste lo portano a operare come medico nei quartieri più poveri di Vienna, dove la miseria e le nevrosi quotidiane diventano laboratorio vivo per le sue osservazioni cliniche.
Le grandi opere e l’attività pedagogica
Nel 1912 pubblica Il temperamento nervoso, una delle sue opere fondative. L’anno seguente la sua scuola prende parte attiva al Congresso di Psicoterapia di Vienna, boicottato da Freud e dai suoi allievi. Inizia anche a scrivere per riviste italiane come Psiche e Scientia, segno del respiro internazionale della sua teoria.
Durante la Prima guerra mondiale, viene richiamato come medico militare e presta servizio in ospedali neuropsichiatrici in Austria, Polonia e Ungheria. Proprio in quegli anni continua a scrivere, e nel 1917 pubblica Il problema dell’omosessualità, uno studio che testimonia l’ampiezza del suo campo di indagine.
Il dopoguerra porta nuove opportunità: nel 1920 fonda a Vienna una rete di centri medico-pedagogici, dove la Psicologia Individuale viene applicata alla scuola, alla famiglia, alla società. Questa fase segna la piena maturità del suo pensiero, espressa nelle opere Prassi e teoria della Psicologia Individuale e nella celebre relazione tenuta al Congresso di Oxford nel 1923.
L’eredità internazionale e il periodo americano
Nel 1926 Adler inizia a insegnare negli Stati Uniti, prima alla Columbia University, poi al Medical College di Long Island. Le sue lezioni si trasformano in testi fondamentali: The Science of Living, Problems of Neurosis (1929), The Pattern of Life (1930) e il più sistematico What Life Should Mean to You (1931).
In queste opere traspare la visione etica e sociale che permea tutta la sua teoria: l’essere umano può realizzarsi solo se impara a cooperare con gli altri, superando il proprio individualismo.
Nel frattempo, a Vienna, continua la sua intensa attività accademica: è nominato professore dell’Istituto pedagogico, pubblica Psicologia della scuola (1929) e L’educazione del bambino (1930). La sua influenza si diffonde anche grazie ai suoi allievi, tra cui spicca Rudolf Dreikurs, che porterà avanti la visione adleriana negli Stati Uniti.
Nel 1934 nasce il Journal of Individual Psychology, a testimonianza della vitalità e della diffusione internazionale del suo pensiero. In Austria, escono Il senso della vita e Psicologia e religione, scritto con il pastore protestante Ernst Jahn, testi che riflettono una visione matura, etica e spirituale dell’esistenza.
La fine di un viaggio e l’eredità di un pensiero vivo
Nel maggio del 1937, Alfred Adler si trova ad Aberdeen, in Scozia, per tenere una serie di conferenze. La sua agenda è fitta, il suo entusiasmo intatto. Ma il 28 maggio, mentre cammina per una strada della città, un infarto stronca la sua vita.
Muore lontano da Vienna, la sua città natale, ma non lontano dalle idee che lo avevano sempre animato: l’importanza dell’uomo come essere sociale, la fiducia nella possibilità di crescita, la speranza di un’umanità più giusta.
Il suo pensiero, raccolto sotto il nome di Psicologia Individuale, continua a vivere non solo nei testi, ma anche nelle pratiche educative, terapeutiche e sociali.
Psicologi come Maslow, Rogers, Horney, Fromm ed Ellis hanno riconosciuto il debito verso Adler, e ancora oggi la sua eredità ispira chi cerca nell’essere umano non solo il conflitto, ma anche la possibilità di armonia.
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