Last Updated on 26 Settembre 2025 by Samuele Corona
Il linguaggio del corpo è il nome che diamo a tutti quei messaggi che trasmettiamo senza usare le parole, ma attraverso espressioni del viso, postura e movimenti. È un codice silenzioso, spesso involontario, che accompagna ogni interazione quotidiana.
Possiamo anche mentire a livello verbale, ma difficilmente riusciamo a mascherare del tutto le nostre posture, i gesti e i micro-movimenti: ed è proprio a questi che dobbiamo prestare attenzione, sia in noi stessi che negli altri.
Il corpo, infatti, non mente. O meglio, lo fa con grande difficoltà e rischia sempre di tradire i nostri veri pensieri, emozioni o aspirazioni. Ecco perché diventa fondamentale imparare a leggere i segnali non verbali che ci arrivano dalle persone che ci circondano, ed essere nello stesso tempo consapevoli di quelli che noi stessi inviamo senza rendercene conto.
Occorre ricordare che controllare le parole è relativamente facile, mentre la gestualità e la postura sono strettamente legate al subconscio e quindi risultano molto più complesse da pilotare.
Proprio per questo motivo il linguaggio del corpo deve sempre essere interpretato nel giusto contesto: lo stesso gesto, se osservato in una situazione diversa, può assumere significati completamente opposti. Inoltre, anche le differenze culturali hanno un peso determinante, perché ciò che in un Paese rappresenta apertura e cordialità, in un altro può apparire come segno di scortesia o diffidenza.
Linguaggio del corpo: 59 Segnali spiegati
Dai piccoli movimenti delle mani alla postura delle spalle, ogni dettaglio del corpo racconta qualcosa di noi. Per aiutarti a decifrare questi segnali, ho raccolto i 59 gesti più significativi, con spiegazioni pratiche e consigli di interpretazione. Una mappa chiara per imparare a “leggere” meglio chi ti sta di fronte.

Per le espressioni facciali puoi leggere l’articolo: Come riconoscere le emozioni e le espressioni facciali. Paul Ekman.
Braccia e mani
Le nostre braccia esigono molto spazio. Si muovono rapidamente e indicano la nostra efficienza e la nostra prontezza, sottolineano le nostre parole durante un dialogo. Sono molto utili per cogliere emozioni e stati d’animo. Con le braccia possiamo comunicare in termini chiari senza pronunciare una sola parola.
1. Gesti ampi e aperti
Il nostro interlocutore appare sicuro di sé, generoso e invitante. Trasmette fiducia, rende evidente il proprio potere con gesti che riempiono lo spazio e richiedono spazio. Utilizza per sé tutta la portata delle proprie braccia.
Quando una persona compie gesti ampi e distesi, comunica sicurezza, apertura e generosità. Le braccia si muovono liberamente nello spazio, quasi a voler includere chi ascolta. È il linguaggio del potere positivo, che infonde fiducia e cattura l’attenzione. Questi movimenti non solo riempiono l’ambiente, ma indicano anche desiderio di condivisione, trasmettendo carisma e leadership naturale.
2. Gesti stretti
Il nostro interlocutore si fa piccolo, le braccia si muovono vicine al corpo. È un classico atteggiamento difensivo. Occupa poco spazio e ci lascia molto spazio, è prudente e modesto. Trasmette incertezza e paura.
Chi mantiene i gesti vicino al corpo tende a proteggersi. Le braccia raccolte segnalano timidezza, prudenza o un atteggiamento difensivo. Questo comportamento comunica insicurezza e il bisogno di limitare l’impatto sull’altro, quasi a non voler disturbare. Occupare poco spazio diventa quindi un modo per apparire modesti, ma può anche far emergere timore e mancanza di sicurezza personale.
3. Braccia incrociate davanti al petto
Per molte persone rappresenta una posizione comoda e rilassata senza quindi alcun messaggio negativo. Ma è importante ciò che arriva agli altri: molti interpretano questo gesto come egoista, respingente, difensivo. Le braccia creano una barriera dietro la quale ci si nasconde. È un atteggiamento recepito come negativo.
È un gesto che crea distanza e che può ostacolare il dialogo. Contestualizzare è fondamentale: alcune persone lo assumono per abitudine o comfort, ma in contesti relazionali può venire percepito come un atteggiamento freddo o poco collaborativo.
4. Sollevare entrambe le braccia sopra la testa
È un chiaro gesto di gioia. È la classica posa del vincitore che esprime “sono fantastico” o addirittura “sono il migliore”. Questo gesto richiama subito la vittoria e la celebrazione.
È la posa dell’atleta che taglia il traguardo e alza le braccia gridando al successo. Simboleggia forza, gioia ed esaltazione personale, quasi una dichiarazione di superiorità. È una tipica “power pose”, capace di trasmettere agli altri sicurezza travolgente e al contempo rafforzare la percezione interiore di autostima e dominio.
5. Braccia che penzolano rilassate ai fianchi o da seduti sono posate aperte sul tavolo
Una posizione rilassata e neutra che segnala disponibilità al dialogo. Un atteggiamento semplice e naturale, che comunica apertura e serenità. Le braccia rilassate, pendenti o poggiate in modo visibile, segnalano disponibilità al dialogo e assenza di minacce.
È una posizione neutra, che mette a proprio agio l’interlocutore. Può diventare un invito implicito a conversare senza tensioni, mostrando uno stato d’animo calmo ed equilibrato.
6. Un braccio posato sulla spalliera della sedia accanto
Dimostra che la persona si sente bene e sicura di sé. Può permettersi di reclamare per sé questa sedia e di ampliare visibilmente il proprio spazio.
Chi allunga un braccio sulla sedia vicina mostra sicurezza, rilassatezza e padronanza dello spazio. È un segnale di controllo e fiducia in sé, che amplia simbolicamente i confini del proprio corpo. A volte può essere percepito come invasivo se non contestualizzato, ma di norma comunica benessere interiore e assenza di tensioni.
7. Braccia piazzate sui fianchi
Mettere le mani sui fianchi è un gesto che ingrandisce la figura e trasmette autorità. Spesso è usato quando si deve affrontare una discussione difficile o lanciare un messaggio importante.
È la postura della determinazione, che dice “sono pronto” e segnala prontezza all’azione. È una posa forte, che tende a incutere rispetto e a imporre presenza.
*Ne ho parlato nel post: Amy Cuddy | Comunicare fiducia con la Wonder Woman Pose
8. Atteggiamento aperto: mostrare le palme
Il nostro interlocutore ci mostra ciò che ha in mano, non ha niente da nascondere. È un segnale di sincerità che crea fiducia. Finché le mani dell’altro restano visibili, si sa che cosa vi è contenuto e quali sono le sue intenzioni.
Le palme rivolte verso l’altro indicano sincerità, trasparenza e assenza di secondi fini. Mostrare le mani equivale a dichiarare che non si ha nulla da nascondere. Questo gesto rafforza la fiducia e trasmette disponibilità. È uno dei segnali più antichi di apertura e viene ancora oggi recepito come segno di lealtà e dialogo sincero.
9. Atteggiamento chiuso: mostrare il dorso delle mani
Se il nostro interlocutore mostra solo il dorso delle mani, si crea rapidamente la sensazione che voglia nascondere o camuffare qualcosa.
Quando si mostra solo il dorso, il messaggio diventa ambiguo. Può sembrare che la persona voglia celare qualcosa o proteggersi. L’effetto è di distanza e diffidenza, come se ci fosse una barriera invisibile. Non sempre è un gesto consapevole, ma chi lo osserva tende a interpretarlo come segnale di chiusura e reticenza.
10. La mano esercita una pressione dall’alto verso il basso: un pugno sul tavolo, il dito indice in basso, qualche colpo sulla scrivania…
Il movimento della mano dall’alto verso il basso è un gesto di sottomissione e dunque dominante. Il nostro interlocutore insiste su qualcosa e dà particolare enfasi a quanto dice.
Questo movimento ha una forte valenza di dominio. Simboleggia imposizione e autorità: chi lo compie vuole rafforzare le proprie parole e sottolineare la posizione di comando. È un gesto energico, che può spaventare o intimorire, ma che comunica chiaramente decisione e fermezza. Attenzione, però: un uso eccessivo può risultare aggressivo e controproducente.
11. La mano davanti alla bocca
Il nostro interlocutore si schermisce. Vuole evitare di lasciarsi sfuggire una parola incauta dalle labbra. Portarsi la mano alle labbra indica la volontà di trattenere qualcosa, sia esso un pensiero, una parola o un’emozione.
È il gesto tipico di chi teme di dire troppo o di lasciarsi sfuggire un segreto. Spesso accade dopo aver già parlato, come se ci si volesse “rimangiare” quanto detto. È segnale di insicurezza, autocontrollo o rimorso.
12. Un dito puntato verso l’interlocutore
Il dito puntato è percepito come un’arma simbolica. Chi lo utilizza assume una posizione dominante, accusatoria o aggressiva. È un gesto che raramente viene accolto bene, perché mette l’altro sulla difensiva. La versione più estrema è la mano a forma di pistola: un segnale ancora più forte di minaccia e conflitto.
13. Le palme delle mani verso l’interlocutore
Le palme delle mani rivolte verso l’interlocutore sono un segnale di avvertimento. Alt, non oltrepassare!
È un chiaro segnale di voler porre un limite, bloccare l’avanzata dell’altro o interrompere una situazione. Trasmette fermezza, ma può anche sembrare brusco se usato senza delicatezza. È comunque uno dei gesti più immediati e comprensibili.
14. Un colpo di taglio con la mano sul tavolo
Il nostro interlocutore taglia metaforicamente il filo che ci lega e manifesta il chiaro desiderio di concludere la discussione o la conversazione.
Questo gesto richiama l’idea di separazione netta. È come dire “basta, si chiude qui”. Comunica il desiderio di concludere una discussione o porre un limite chiaro. È un gesto deciso, che può interrompere bruscamente un dialogo. Trasmette determinazione, ma se usato in modo eccessivo può sembrare autoritario o aggressivo.
15. Afferrare con le mani il bordo della sedia o la spalliera
È un gesto che trasmette nervosismo e incertezza. Chi stringe la sedia manifesta tensione e bisogno di stabilità.
È un gesto di appoggio, che rivela insicurezza e agitazione interiore. L’interlocutore cerca un punto fermo per contenere la propria ansia. È un segnale di nervosismo evidente, che tradisce lo stato emotivo di chi lo compie.
16. Mani in tasca
Se non vediamo le mani del nostro interlocutore, diventiamo diffidenti, perché è proprio con le mani che sottolineiamo e rendiamo più comprensibili i concetti astratti. Le mani in tasca inoltre impediscono di agire. Può essere un gesto di pace: “Non ti faccio niente”, ma spesso è interpretato come mancanza di rispetto e pigrizia.
- Fexeus, Henrik(Autore)
17. La mano stretta a pugno
L’altro è in collera e stringe la mano come arma. È un segnale di furiosa impotenza.
Il pugno serrato è il simbolo universale di rabbia e aggressività. È il corpo che si prepara a combattere, anche solo a livello simbolico. Trasmette tensione, frustrazione e impotenza trasformata in collera. È un gesto forte, che raramente lascia indifferenti chi lo osserva.
18. Strofinarsi le mani
Questo movimento varia molto in base al ritmo. Se lento e delicato, indica soddisfazione, piacere e autocompiacimento. Se rapido e nervoso, comunica ansia, trepidazione o aspettativa.
È un gesto legato all’attesa e alla speranza di un risultato. Rivela lo stato interiore e anticipa ciò che la persona immagina o desidera.
19. Mani irrequiete
Se il nostro interlocutore gioca con la matita, tamburella sul tavolo o muove a caso gli oggetti, tutto questo indica un’inquietudine interiore e un certo nervosismo. Il soggetto si sente insicuro ed è teso.
È il corpo che sfoga in piccoli gesti l’energia accumulata. Comunicano chiaramente tensione e, a lungo andare, possono infastidire chi osserva, perché mostrano disagio e instabilità.
Le spalle
Le spalle sono uno specchio per la responsabilità, ovvero una parte del corpo con la quale comunichiamo in maniera non verbale molto chiaramente, che lo vogliamo o meno.
20. Spalle rilassate e dritte
Il nostro interlocutore è robusto, può portare sulle spalle le incombenze quotidiane e il loro peso e si assume le sue responsabilità.
Le spalle dritte e al tempo stesso rilassate trasmettono equilibrio, stabilità e forza interiore. È la postura di chi sa affrontare le sfide quotidiane con sicurezza e responsabilità, senza lasciarsi schiacciare dal peso delle incombenze. Comunica autorevolezza naturale e una robustezza psicologica che ispira fiducia negli altri.
21. Spalle sollevate
La testa incassata tra le spalle è un chiaro segnale di difesa: il corpo si ritrae per proteggere aree delicate come collo e nuca. Questo atteggiamento denota insicurezza, paura o desiderio di rendersi meno visibili.
È tipico di chi non vuole esporsi troppo e preferisce rimanere in secondo piano.
22. Spalle cascanti
Quando le spalle si incurvano verso il basso e la testa è china, il corpo parla di stanchezza, scoraggiamento e perdita di energia. È la postura tipica di chi si sente sopraffatto da un peso troppo grande, sia fisico che emotivo. Trasmette debolezza, vulnerabilità e mancanza di fiducia in sé.
Questa posizione comunica anche una sorta di chiusura verso l’esterno: chi assume questa postura sembra voler ridurre la propria presenza, quasi a scomparire.
Non a caso, è comune in momenti di tristezza, fallimento o senso di impotenza. Al contrario, rialzare le spalle e mantenere la testa alta aiuta non solo a proiettare un’immagine più sicura, ma anche a influenzare lo stato interiore, favorendo una maggiore energia e determinazione.
23. L’alzata di spalle
Sollevare entrambe le spalle, accompagnato spesso da un’espressione neutra, significa “non lo so” o “non mi interessa”. È un gesto universale di impotenza, rassegnazione o disinteresse.
A seconda del contesto, può segnalare onesta ammissione di ignoranza oppure distacco e mancanza di coinvolgimento. Resta comunque un gesto chiaramente leggibile.
24. Una spalla in avanti
Quando qualcuno ci mostra solo una spalla e non l’intero busto, mette simbolicamente una distanza tra sé e noi. È un segnale di rifiuto, chiusura o volontà di interrompere la comunicazione.
Da questa posizione è facile “girarsi” e voltare le spalle del tutto, accentuando l’effetto di distacco e freddezza.
25. Entrambe le spalle rivolte all’indietro
Un petto esposto e le spalle portate indietro sono segnali inequivocabili di fierezza e superiorità. È un atteggiamento che comunica forza, autostima e desiderio di dominare la scena.
Questo gesto allarga il torace, rendendo la persona più imponente, e spesso viene percepito come manifestazione di orgoglio e senso di potere.
26. Una pacca sulle spalle
Il significato cambia a seconda della modalità: se la pacca viene data dall’alto da una persona in piedi a chi è seduto, assume un tono dominante, quasi di controllo.
Se invece è laterale, diventa un gesto di incoraggiamento e approvazione, un modo per dire “bravo” e rafforzare un legame positivo.
Il busto
Nel busto si trovano tutti gli organi principali, il cuore e i polmoni, ed è quindi una delle aree più significative da osservare quando si parla di linguaggio del corpo. Per chi legge il corpo, basta prestare attenzione al ritmo della respirazione, ovvero al sollevamento e all’abbassamento della cassa toracica, per cogliere informazioni preziose.
Un respiro ampio e regolare indica vitalità, energia e apertura verso il mondo, caratteristiche tipiche di una persona dinamica e intraprendente. Al contrario, un respiro corto, affannato o appena percettibile può suggerire tensione, ansia, insicurezza o una generale tendenza all’apatia e al disinteresse.
27. Cassa toracica sollevata, la respirazione è attiva e profonda
Una respirazione profonda produce un buon apporto di ossigeno e si traduce in un corpo più vitale e reattivo. Il soggetto appare concentrato, presente a sé stesso e pieno di voglia di fare. Questo tipo di respirazione è tipico di chi affronta le situazioni con energia e lucidità.
Se durante un dialogo inspira in modo evidente, è assai probabile che abbia formulato un pensiero e stia per intervenire, desideroso di esprimere la propria opinione. Inoltre, una cassa toracica sollevata trasmette sicurezza e apertura, segnale che l’individuo non solo è attento, ma anche predisposto al confronto e alla comunicazione.
28. Cassa toracica abbassata, la respirazione è piatta
Una cassa toracica ristretta rende quasi impossibile una respirazione profonda e regolare fino all’addome. Ne deriva un flusso d’aria limitato, che porta a un minore scambio di ossigeno e spesso causa stanchezza fisica e mentale. Chi respira in modo superficiale tende a muoversi con lentezza, mostrando apatia e scarso coinvolgimento emotivo.
Questa postura suggerisce chiusura, scoraggiamento o rassegnazione. Anche la voce ne risente: non può espandersi in tutta la sua potenza e di solito appare flebile, pigolante, a volte spezzata. È un segnale di debolezza interiore, che comunica agli altri un’immagine di scarsa vitalità, insicurezza e poca determinazione.
29. Una espirazione lunga
Quando qualcuno è scontento di qualcosa, in genere prende fiato e poi lo rilascia lentamente. È come se con il respiro cercasse di liberarsi dal peso dell’evento o dell’argomento fastidioso. Questa espirazione prolungata è spesso accompagnata da piccoli segnali aggiuntivi, come il gonfiare le guance o il lasciarsi andare a un sospiro sonoro, che rendono ancora più evidente il disagio.
Si tratta di un gesto tutt’altro che neutro, perché comunica chiaramente la volontà di prendere distanza da ciò che è stato appena detto o fatto. È un segnale consapevole, ma difficile da mascherare, che rivela malcontento, disapprovazione o stanchezza emotiva.
30. Una respirazione veloce
Con una respirazione veloce il nostro interlocutore assorbe più ossigeno in breve tempo. È una tipica reazione del corpo che si prepara alla fuga o all’attacco. Una respirazione rapida è indizio di stress, agitazione o persino paura.
Nella respirazione non solo si riflettono i nostri pensieri e le nostre emozioni, ma essa può essere usata per influenzare la nostra mente con il corpo. La respirazione superficiale ci stanca, i muscoli si contraggono e il corpo è teso. Per questo è meglio respirare in profondità con l’addome. Una respirazione attiva e profonda ci rende più attivi ed energici. La cassa toracica si solleva, le nostre braccia sono più mobili, la nostra voce più forte, la nostra posa più rilassata.
- Messinger, Joseph(Autore)
In una situazione di stress e tensione spesso è utile chiudere gli occhi e concentrarsi sulla respirazione. L’effetto calmante ed energizzante è immediato.
Osserviamo altri aspetti del busto, il centro del nostro corpo.
31. Il busto è protetto (braccia conserte, libri, giacche o documenti tenuti davanti al petto)
Se l’interlocutore si protegge il busto con le braccia o con oggetti, è un chiaro indizio di insicurezza e chiusura. Il soggetto non si fida di noi, si sente innervosito e avverte il bisogno di difendersi, come se volesse erigere una barriera tra sé e l’esterno. Questo atteggiamento segnala anche un desiderio di mantenere le distanze, fisiche ed emotive.
Non di rado, compare in contesti di conflitto, tensione o semplice disagio. È una postura che parla di vulnerabilità e timore, e che spesso contrasta con le parole pronunciate, rivelando un’incongruenza tra ciò che si dice e ciò che si sente davvero.
32. Il busto è esposto, l’atteggiamento è aperto
Quando una persona espone senza timore la zona del busto, cioè la parte del corpo più vulnerabile, comunica un atteggiamento di fiducia e apertura. È il segnale tipico di chi si sente sicuro di sé, rilassato e a proprio agio nella situazione. Questo linguaggio del corpo trasmette trasparenza, disponibilità e autenticità, favorendo una comunicazione più fluida e sincera.
Chi assume questa postura tende a instaurare rapporti positivi e a generare simpatia negli altri, perché non ha nulla da nascondere. Il busto esposto diventa così una dichiarazione non verbale di sicurezza interiore, accoglienza e predisposizione al dialogo costruttivo.
33. Petto in fuori
Se il nostro interlocutore dà enfasi al busto protendendolo verso di noi, vuole comunicare superiorità, sicurezza e impavidità. È una postura che richiama il desiderio di dominare la scena, di affermare la propria presenza e imporre la propria volontà. Spesso viene interpretata come un gesto arrogante e superbo, poiché riduce lo spazio dell’altro e crea una pressione psicologica.
In certi casi, tuttavia, può anche esprimere semplice fierezza o orgoglio personale. La differenza sta nel contesto: se accompagnato da sguardi sfidanti e tono autoritario, trasmette prevaricazione; se invece si associa a un sorriso, comunica energia e forte autostima.
34. Busto inclinato in avanti
Più il nostro interlocutore si avvicina inclinando il busto in avanti, più manifesta fiducia, interesse e coinvolgimento nella conversazione. È un gesto che denota apertura e desiderio di entrare in sintonia con l’altro. Tuttavia, quando questo atteggiamento diventa eccessivo, può trasformarsi in una forma di invadenza: la distanza interpersonale si riduce troppo e in noi può nascere una sensazione di disagio.
In tali casi, il comportamento viene percepito come dominante, poco rispettoso e persino aggressivo. Il busto inclinato in avanti, quindi, va interpretato considerando contesto, tono emotivo e spazio personale che ciascuno ritiene accettabile.
35. Busto inclinato di lato
Se il nostro interlocutore gira il busto di lato, sta inviando un segnale chiaro: desidera tenerci a distanza. Questa postura non è casuale, perché la rotazione del busto rappresenta spesso una fase intermedia che precede il voltare completamente le spalle, quindi è considerata un gesto affidabile e rivelatore. In molti casi indica rifiuto, disinteresse o la volontà di interrompere il contatto.
Tuttavia, non sempre il significato è negativo: una rotazione laterale improvvisa del busto può suggerire anche la preparazione ad agire, a muoversi o a prendere una decisione. È quindi un segnale da valutare nel contesto globale della comunicazione.
36. Busto inclinato all’indietro
Chi si allontana con il busto dall’interlocutore, vuole aumentare la distanza durante il dialogo. Spesso è un chiaro segno di rifiuto. Tuttavia anche in questo caso bisogna considerare il contesto. In una situazione affiatata, il nostro interlocutore può appoggiarsi all’indietro per stare più comodo e segnalare il proprio benessere.
Le gambe… in piedi
Stare in piedi in una stanza spesso può sembrarci strano. Proviamo il bisogno di appoggiarci o sorreggerci da qualche parte. Per questo molti meeting e congressi prevedono la presenza di tavolini alti nella sala pausa. Se non ci aggrappiamo a un tavolo o non appoggiamo le spalle al muro, diamo l’impressione di essere più sicuri di noi. Non è poi così difficile! Basta esercitarsi!

Tuttavia bisogna tenere conto di qualche particolare, perché anche in piedi possiamo comunicare molto da un punto di vista non verbale e perciò potremmo essere fraintesi.
37. Entrambe le gambe ben piantate a terra
Quando il nostro interlocutore tiene entrambe le gambe ben piantate a terra, trasmette un senso di stabilità e sicurezza. Questa postura indica apertura, equilibrio interiore e un atteggiamento saldo nei confronti della situazione. La distribuzione bilanciata dei pesi garantisce il massimo equilibrio fisico, ma allo stesso tempo rivela anche fermezza psicologica: chi assume questa posizione comunica di essere centrato e difficile da destabilizzare.
È una posa che denota fiducia in sé stessi, chiarezza d’intenti e prontezza ad affrontare ciò che accade. Viene percepita dagli altri come un segnale di serietà, affidabilità e disponibilità al dialogo.
38. Dondolarsi da una gamba all’altra
Quando una persona si dondola da una gamba all’altra, manifesta chiaramente uno stato di inquietudine e insicurezza. Questo movimento continuo indica instabilità emotiva e difficoltà a mantenere il controllo della situazione. L’immagine delle “ginocchia molli” descrive bene la vulnerabilità di chi si trova in questa posizione, facilmente influenzabile o attaccabile sul piano psicologico.
È un gesto tipico di chi è sotto pressione, nervoso o timoroso di ciò che potrebbe accadere. Inoltre, il dondolio suggerisce impazienza e difficoltà a restare fermo, come se il corpo cercasse una via di fuga. È quindi un segnale di fragilità interiore e agitazione.
39. A gambe larghe con il bacino leggermente in avanti
Questa postura, caratterizzata da gambe larghe e bacino spinto leggermente in avanti, è un chiaro segnale di dominio e affermazione di sé. Occupando molto spazio, la persona rivendica simbolicamente il controllo del territorio circostante, comunicando forza e determinazione.
L’atteggiamento ha un effetto visivo imponente e può essere percepito come aggressivo o intimidatorio, soprattutto se accompagnato da sguardi fissi o espressioni dure. È una posa che trasmette autoconsapevolezza e volontà di imporsi sugli altri, talvolta al limite dell’arroganza. Tuttavia, in alcuni contesti, può essere letta anche come sicurezza personale e determinazione a difendere le proprie idee.
40. Entrambi i piedi sono per terra, le gambe sono accavallate
È una posa contraddittoria: le gambe accavallate indicano un atteggiamento di difesa, ma anche una certa rilassatezza e senso dell’umorismo. I clown assumono spesso questa posa prima di inciampare. Inoltre, negli ultimi tempi è una postura di moda soprattutto tra le signore: molte stelle del cinema sul tappeto rosso incrociano le gambe quando stanno in piedi. In un corteggiamento è un segnale che l’interessato gradisce il flirt e non ha intenzione di scappare via: con le gambe incrociate sarebbe difficile farlo.
In genere possiamo riconoscere il livello di dominanza di una persona da quanto tiene le gambe larghe mentre è in piedi. Nel corso di una conversazione, è ovvio, le cose possono cambiare.
Le gambe… da seduti
Quando l’interlocutore è seduto davanti a noi, le gambe diventano un indicatore prezioso del suo stato d’animo e del livello di apertura. Possiamo osservarle con agio, notando come occupa la seduta e che uso fa dello spazio. Le gambe accavallate o serrate tendono a creare una barriera, segnalando difesa, chiusura o disagio. Al contrario, gambe rilassate, leggermente divaricate e posizionate in modo naturale trasmettono disponibilità, fiducia e senso di comfort.

Anche i piccoli movimenti (agitare un piede, battere ritmicamente una gamba o oscillare) parlano di nervosismo, impazienza o tensione emotiva. Le gambe, quindi, rivelano più di quanto sembri.
41. Stare seduti sullo spigolo della sedia, le ginocchia unite, le gambe parallele
Stare seduti sul bordo della sedia è una posizione innaturale e scomoda, che raramente viene mantenuta a lungo senza una ragione. Quando l’interlocutore assume questa postura, comunica spesso di sentirsi “in prestito”, come se fosse pronto ad andarsene da un momento all’altro.
È il segnale di chi non ha tempo, non si fida o non desidera lasciarsi andare completamente. In altri casi, lo spostarsi verso il ciglio della sedia può essere interpretato come un segno di improvvisa attenzione: qualcosa nella conversazione ha colpito l’interesse, spingendo la persona a inclinarsi in avanti per seguire meglio.
42. Stare seduti bene appoggiati allo schienale, rilassati ed eretti, le gambe accostate
Questa postura comunica equilibrio e serenità. Stare ben appoggiati allo schienale, con il corpo eretto ma rilassato e le gambe accostate, trasmette un’immagine di sicurezza, controllo e buona educazione. È la posizione di chi si sente a proprio agio, ma al tempo stesso vuole mostrare attenzione e rispetto per l’interlocutore.
Denota concentrazione e disponibilità all’ascolto, qualità molto apprezzate in contesti formali come colloqui di lavoro, presentazioni o riunioni con figure di autorità. L’impressione che se ne ricava è quella di una persona concreta, affidabile e sicura di sé, capace di trasmettere professionalità senza risultare rigida o distaccata.
43. A gambe accavallate
Sedersi con le gambe accavallate è una delle posture più comuni, ma il suo significato varia molto a seconda del contesto. Può trasmettere insicurezza, bisogno di protezione o desiderio di chiudersi in se stessi, come se la gamba posta sopra fungesse da barriera simbolica. Tuttavia, molte persone la assumono semplicemente per abitudine o per comodità, senza particolari implicazioni psicologiche.
Per questo motivo, la valutazione di questa posa non può essere isolata: occorre sempre osservarla insieme ad altri segnali del corpo, come gestualità, espressioni facciali e tono di voce, per comprendere davvero lo stato emotivo dell’interlocutore.
44. Gambe allungate davanti a sé
Quando una persona allunga le gambe davanti a sé mentre è seduta, mostra un atteggiamento di rilassamento e di temporaneo distacco. Spesso questa postura è una reazione a qualcosa accaduto poco prima, come se l’interlocutore volesse prendersi una pausa emotiva o fisica. Allungare le gambe equivale a creare distanza, a ristabilire i propri confini e a cercare calma.
Non a caso, questo gesto è frequentemente accompagnato da un’inclinazione del busto all’indietro, che rafforza l’idea di allontanamento. È un segnale che comunica il bisogno di tempo, spazio e tranquillità, ma può anche rivelare un senso di superiorità o disinteresse.
45. Una gamba per terra, l’altra appoggiata sul ginocchio della prima
È una posa che ha un effetto negativo, sia che ci venga mostrato il ginocchio sia la pianta del piede. Il soggetto crea un blocco, spesso inoltre tira la gamba verso di sé con entrambe le mani.
46. Stare seduti sulle gambe
È una posa utilizzata soprattutto dai bambini. Significa che il soggetto si è isolato e per un po’ di tempo vuole stare nel suo mondo.
47. Stare seduti con i piedi sulla sedia e le ginocchia vicine al corpo
L’interlocutore assume una posizione fetale, simboleggiando così vulnerabilità e bisogno di protezione. È una posa che nasce da un bisogno emotivo. Molti bambini si siedono così quando sono tristi e hanno bisogno di aiuto.
- Havener, Thorsten(Autore)
I piedi
Un’occhiata ai piedi può rivelarci molto sullo stato emotivo del nostro interlocutore. Questo dipende tra l’altro dal fatto che siamo abituati a controllare molto le mani e la mimica, ma non prendiamo troppo in considerazione ciò che fanno i piedi. I piedi sono un ottimo indicatore per capire in che direzione pensa una persona.
48. Entrambi i piedi sono ben piantati per terra
La persona occupa un posto solido nella vita, sta “con i piedi per terra”. Non ha paura, si sente sicura di sé e tiene il proprio peso ancorato in un punto fermo. Ha un punto di vista ben saldo.
49. I piedi sfiorano il terreno; il peso si sposta di continuo
Questa scomoda posizione è il punto di partenza per una reazione di fuga. I piedi non sono ancorati, il soggetto non ha un punto di vista saldo e può cambiare atteggiamento velocemente e in qualsiasi momento. Da seduto spesso è solo la punta di un piede a toccare per terra. Questa posa indica una certa resistenza a mettere radici e a prendere una posizione univoca su qualcosa.
50. Piedi uniti e paralleli, ginocchia che si toccano
È la posa dei soldati o dei bambini che devono passare in rivista. I piedi chiusi trasmettono un’impressione di ubbidienza e a volte devozione.
51. Baricentro sui talloni
Il soggetto ha un asse leggermente inclinato all’indietro. Si allontana dall’interlocutore per aumentare la distanza. È un segnale di prudenza e diffidenza.
52. Baricentro sulla parte anteriore del piede
Questa posa assicura movimenti rapidi, dà un’idea di flessibilità ma anche di irrequietezza. Le persone che camminano in punta di piedi lo fanno in silenzio ma con determinazione. Da seduti dobbiamo tenere almeno un piede per terra, se non vogliamo apparire insicuri e nervosi. È del tutto inopportuno intrecciare i piedi alle gambe della sedia dall’interno. È un chiaro indicatore di stress e ci rende passivi. Non siamo in grado di prendere il largo.
La punta dei piedi
53. Entrambi i piedi sono paralleli e rivolti verso di me
Il mio interlocutore si “sintonizza” su di me, mi dà la sua attenzione, segnala interesse e non vuole andarsene.
54. La punta dei piedi rivolta all’esterno
La concentrazione del soggetto non è tutta rivolta a me. Nei casi estremi entrambe le punte indicano la porta, ovvero il luogo dove il soggetto preferirebbe essere.
55. Punta dei piedi rivolta all’interno
Con la punta dei piedi all’indentro è difficile abbandonare la propria posizione, perché ci si blocca da soli. Spesso è la posa delle persone prudenti, che non sanno decidersi.
Altre caratteristiche della punta dei piedi.
56. I piedi sono sotto la sedia e accavallati
L’altro vuole aumentare la distanza da me. Si ritira e mi lascia campo libero. Accavallando i piedi si impedisce la fuga.
57. Un piede rivolto verso l’interlocutore, l’altro all’indietro e posato per terra solo con le dita
Il nostro interlocutore ci ascolta con attenzione, ma aspetta solo l’occasione di prendere la parola.
58. Dondolarsi stando in piedi
È un chiaro segnale di inquietudine e noia. L’interlocutore vorrebbe abbandonare la situazione o cambiare argomento.
59. Dondolare i piedi da seduti
Un ritmico movimento ondulatorio è segno di grande fiducia in se stessi, il soggetto è rilassato. Se i piedi però dondolano troppo velocemente, la persona non è a proprio agio. È come se volesse scaldare i piedi prima di scappare via.
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