Last Updated on 30 Ottobre 2025 by Samuele Corona
Jacques Lacan (Parigi, 13 aprile 1901 – Parigi, 9 settembre 1981) è una delle figure più complesse e influenti del pensiero psicoanalitico del Novecento. Dopo aver frequentato il liceo presso i gesuiti, consegue la laurea in Medicina e si specializza in Psichiatria sotto la guida di Gaëtan Gatian de Clérambault, uno dei maestri francesi più noti nello studio delle psicosi e delle passioni erotomaniache.
Questa formazione scientifica e clinica diventerà una base imprescindibile per la futura rielaborazione teorica della psicoanalisi in chiave strutturalista e linguistica.
Tra i suoi analisti figura Rudolph Maurice Loewenstein, esponente, insieme a Heinz Hartmann ed Ernst Kris, della cosiddetta Psicologia dell’Io. Tale corrente, dominante nella psicoanalisi americana dell’epoca, mirava a rafforzare la funzione dell’Io come mediatore tra pulsioni e realtà.
- Miller, Jacques-Alain(Autore)
Lacan, tuttavia, rifiutò questa impostazione, giudicandola una deviazione adattiva e normalizzante rispetto al pensiero di Freud. Ironico e polemico, arrivò a definire i suoi sostenitori come i “Cherubini dell’Io”, segnalando la distanza radicale tra il proprio approccio e quello dell’ortodossia psicoanalitica.
L’incontro con il Surrealismo e la filosofia hegeliana
Parallelamente alla sua attività medica, Lacan frequenta i circoli letterari e artistici del movimento surrealista, entrando in contatto con figure come André Breton e Georges Bataille. Questi rapporti contribuirono ad ampliare la sua visione dell’inconscio come dimensione poetica, simbolica e strutturalmente legata al linguaggio.
In quegli anni, Lacan segue anche le lezioni di Alexandre Kojève sul pensiero di Hegel, un’esperienza destinata a segnare in modo profondo la sua elaborazione teorica. L’idea hegeliana del desiderio come mancanza, dell’Altro come mediatore della coscienza di sé e della dialettica del riconoscimento diventano elementi centrali del suo pensiero successivo.

Lo stadio dello specchio: la nascita dell’Io
Nel 1936, durante il XIV Congresso Internazionale di Psicoanalisi tenutosi a Marienbad, Lacan presenta la sua celebre relazione intitolata Lo stadio dello specchio. Questo intervento, poi ripreso e ampliato nel 1949 al Congresso di Zurigo, introduce uno dei concetti più noti e affascinanti della sua teoria.
Secondo Lacan, il bambino, tra i sei e i diciotto mesi, di fronte a uno specchio si riconosce per la prima volta in un’immagine unitaria di sé. Tuttavia, tale riconoscimento è immaginario: il bambino si percepisce intero solo attraverso l’immagine riflessa, un’identificazione alienante che anticipa un’unità ancora inesistente. In questo momento si costituisce l’Io, non come nucleo autentico del soggetto, ma come costruzione illusoria, frutto dello sguardo dell’Altro e del gioco delle immagini.
La rottura con la Société Psychanalytique de Paris e la nascita della SFP
Nel 1953 Lacan rompe con la Société Psychanalytique de Paris (SPP) e fonda, insieme a Daniel Lagache, la Société Française de Psychanalyse (SFP). La nuova associazione non ottiene però il riconoscimento ufficiale della Associazione Internazionale di Psicoanalisi (IPA), segno delle tensioni dottrinali e metodologiche che accompagnano il percorso del pensatore francese.
In quello stesso anno Lacan inizia i suoi celebri Seminari presso l’Ospedale Sainte-Anne di Parigi. Si tratta di incontri settimanali nei quali, di fronte a un pubblico composto da analisti, filosofi, linguisti e intellettuali come Claude Lévi-Strauss, Maurice Merleau-Ponty e Georges Bataille, egli elabora un pensiero in continua trasformazione, capace di intrecciare Freud, la linguistica, la filosofia e la logica.
Sempre nel 1953 presenta a Roma la relazione Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, vero e proprio manifesto teorico della SFP, dove formula la celebre tesi: “L’inconscio è strutturato come un linguaggio”.
La fondazione dell’École Freudienne de Paris e gli Scritti
Nel 1964 Lacan, dopo un’ulteriore scissione, fonda l’École Freudienne de Paris (EFP), istituzione che diventa il principale centro di diffusione del suo insegnamento. L’anno stesso viene escluso dall’IPA, ma la sua influenza cresce enormemente, grazie anche alla pubblicazione degli Scritti (Écrits, 1966), che raccolgono i testi fondamentali prodotti fino a quel momento.
L’EFP si dota di una rivista, Scilicet, pubblicata a partire dal 1968 sotto la direzione di Lacan, che diviene uno spazio di ricerca collettiva e di elaborazione teorica. L’esperienza dell’École si concluderà solo nel gennaio 1980, quando Lacan deciderà di scioglierla, dichiarando che “non vi è altra scuola che il desiderio del soggetto”.
I Seminari e l’eredità intellettuale
Negli anni Settanta, Jacques-Alain Miller, genero e stretto collaboratore di Lacan, propone di redigere e pubblicare l’intero corpus del Seminario, basandosi sulle trascrizioni delle lezioni. Lacan accetta e nomina Miller coautore dell’opera.
Ad oggi sono stati pubblicati in francese numerosi volumi, tra cui i Seminari I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, X, XI, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX e XXIII, molti dei quali tradotti in italiano. Questi testi costituiscono una delle fonti principali per comprendere l’evoluzione del pensiero lacaniano, che resta aperto, dialogico e profondamente attuale.
Un ritorno a Freud: linguaggio e verità
Aldo Carotenuto, uno dei più acuti interpreti italiani di Lacan, ha sottolineato come nei Seminari si raccolga una delle lezioni più vertiginose della psicoanalisi contemporanea: il ritorno alla verità dell’inconscio.
Lacan ritiene che la psicoanalisi post-freudiana, soprattutto quella americana, abbia tradito il messaggio originario di Freud, restaurando una visione dell’Io come istanza autonoma e adattiva. Egli rifiuta questa interpretazione e invita a “ritornare a Freud”, ai testi e al linguaggio stesso di Freud, per riscoprirne la dimensione sovversiva.
La traduzione francese del famoso motto freudiano “Wo es war, soll Ich werden” (“Dove era l’Es, deve subentrare l’Io”) diventa per Lacan un esempio di fraintendimento: “Le moi doit déloger le ça” (“L’Io deve sloggiare l’Es”). Secondo lui, tale interpretazione sposta il senso dall’analista al soggetto, smarrendo il nucleo rivoluzionario del pensiero freudiano.
L’inconscio strutturato come un linguaggio
Uno dei contributi più celebri di Lacan alla psicoanalisi è l’assunto secondo cui “l’inconscio è strutturato come un linguaggio”. Questa affermazione implica un vero e proprio cambio di paradigma: l’inconscio non è più visto come il regno delle pulsioni irrazionali, ma come un sistema dotato di regole, strutture e leggi simili a quelle del linguaggio umano.
Riprendendo la linguistica di Ferdinand de Saussure, Lacan distingue tra significante e significato, sottolineando che il soggetto stesso nasce come effetto del significante. Non è l’uomo a produrre il linguaggio, ma il linguaggio a produrre l’uomo. L’essere umano è “in preda al linguaggio”, un effetto di esso, e quindi in preda all’inconscio stesso.
Questa visione sposta l’attenzione dal contenuto al processo simbolico che organizza l’esperienza psichica, aprendo nuove prospettive di interpretazione nella clinica e nella filosofia del linguaggio.
Il soggetto, il desiderio e l’Altro
Un altro nodo centrale del pensiero lacaniano riguarda la dinamica del desiderio e del rapporto con l’Altro. Lacan distingue il bisogno, legato a funzioni fisiologiche, dalla domanda, che è sempre rivolta all’Altro, figura simbolica e linguistica che rappresenta l’ordine sociale e il luogo del significante.
Il desiderio nasce come eccedenza della domanda, come ciò che resta insoddisfatto. È desiderio dell’Altro, desiderio di essere riconosciuto, amato, desiderato a propria volta. In questo circuito infinito di rimandi si fonda la struttura del soggetto diviso, mai pienamente coincidente con se stesso.
La funzione paterna interviene come elemento simbolico che introduce la Legge e la mancanza, permettendo al soggetto di strutturare il proprio desiderio. Il “Nome-del-Padre” diventa così il significante fondamentale dell’inconscio, punto di riferimento che fonda la soggettività pur nella sua inevitabile scissione.
La psicoanalisi come esperienza di verità
Per Lacan, la psicoanalisi non mira a una “guarigione” nel senso medico del termine, ma a un’esperienza di verità. L’analisi lacaniana porta alla luce le fratture e le scissioni dell’Io, rivelando la parzialità e l’instabilità del soggetto.
L’obiettivo dell’analisi è dunque l’incontro con la propria verità inconscia, che non è mai totale né pacificante, ma sempre parziale, destabilizzante e trasformativa. In questo senso, il percorso analitico non è una terapia dell’adattamento, bensì un viaggio nel linguaggio del desiderio e dell’Altro.
L’eredità di Lacan e la diffusione del suo pensiero
Dopo la morte di Lacan nel 1981, la sua eredità continua attraverso scuole e istituzioni come l’École de la Cause Freudienne, fondata da Jacques-Alain Miller, e attraverso riviste come La Psicoanalisi (nata nel 1987 in Italia), che pubblicano traduzioni, seminari e interventi inediti.
La bibliografia lacaniana in lingua italiana si articola in tre grandi aree:
-
I Seminari, pubblicati progressivamente;
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Gli Scritti e le altre opere teoriche;
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Gli interventi e conferenze apparsi su riviste specialistiche.
Oggi il pensiero di Jacques Lacan continua a ispirare non solo psicoanalisti, ma anche filosofi, linguisti, antropologi e teorici della cultura, confermandosi come una delle colonne portanti della psicoanalisi contemporanea e della riflessione sul soggetto e sul linguaggio.
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Bibliografia
- “Dizionario Bompiani degli psicologi italiani” di Aldo Carotenuto
- “Jacques Lacan” di Massimo Recalcati
- “Elementi di Psicologia della Personalità” Edizioni Giuridiche Simone
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