Last Updated on 14 Giugno 2025 by Samuele Corona
Joseph Goebbels
(1897 – 1945) il “nano zoppo e diabolico” come lo definì Herman Goering, durante la sua infanzia sviluppò un “enorme complesso di inferiorità” dovuto alla sua bassa statura e a una grave malattia che lo condannò per sempre a un’andatura zoppicante.
Le scarse risorse economiche della sua famiglia lo hanno costretto a dipendere dalla carità di insegnanti, associazioni cattoliche, sostenitori e da fidanzate benestanti che in parte hanno pagato i suoi studi.
Terminati gli studi in lettere trovò un insignificante lavoro alla Dresdner Bank, e la frustrazione lo portò ad odiare tutti indistintamente, donne, patrioti, comunisti, ebrei e borghesi.
Il nano mistico e zoppo, con un grande complesso di inferiorità, aveva soltanto bisogno dell’occasione giusta per affermarsi come un diabolico vendicatore, e la trovò al Congresso del partito nazista del 12 luglio 1925, dove incontrò Adolf Hitler, un tale con il pallino del culto della personalità attorno al suo ruolo di capo.
Quando la Germania invase la Polonia nel 1939, Adolf Hitler era una figura messianica, un mito che governava il paese avvolto da un alone di divinità. E se Hitler era il Messia, Goebbels era il suo profeta.
Joseph Goebbels fu a capo del Ministero del Reich per l’istruzione pubblica e la propaganda, noto anche Propagandaministerium, ministero creato da Adolf Hitler al potere, nel 1933.
Una volta al governo, Goebbels monopolizzò l’apparato mediatico statale e bandì tutte le pubblicazioni e i media fuori dal suo controllo. Egli orchestrò un sistema di slogan propagandistici da trasmettere attraverso un potere centralizzato di cinema, radio, teatro, letteratura e stampa.
Ai tempi del “ministro”, i social, principali strumenti propagandistici di politici e marketers contemporanei, non erano ancora stati inventati. La tv esisteva, ma non era abbastanza diffusa tra il popolo.
Gli 11 principi della Propaganda nazista di Joseph Goebbels
Gli 11 principi della Propaganda nazista di Joseph Goebbels, così come li conosciamo oggi, sono stati descritti dallo psicologo Leonard William Doob (1909 -2000) professore presso l’Università di Yale che pubblicò Goebbel’s Principles of Propaganda nel 1950. Successivamente, furono inclusi nel testo Propaganda, di Robert Jackall (2000).
Leonard Doob non era un sostenitore della propaganda, come lo era il suo contemporaneo Edward Bernays, il nipotastro di Sigmund Freud.
- Editore: ShaKe
- Autore: Edward L. Bernays , Raf Valvola Scelsi , Giancarlo Carlotti
- Collana: Universale
- Formato: Libro in brossura
- Anno: 2020
Bernays, nel suo libro più autorevole Propaganda, afferma che la manipolazione delle masse è necessaria affinché una democrazia e la sua economia funzionino. Ne ho parlato nel post: Propaganda. L’ingegneria del consenso per controllare le masse .
Leonard Doob, invece, vedeva nella propaganda una forma di controllo sociale e la sua analisi era intesa ad aumentare questa consapevolezza nelle persone comuni, al fine di minimizzare la sua manipolazione della società, della politica e della cultura.
Di seguito, gli 11 principi della Propaganda nazista di Joseph Goebbels. Verifica se trovi delle corrispondenze con i tweet e gli slogan semplicistici, ad alto impatto emotivo e bassissimo conflitto critico, presenza costante sui social, ad opera di politici, giornalisti e marketers contemporanei 🙂 .
#1. Principio di semplificazione e del nemico unico
Adotta un’unica idea, un unico Simbolo. Individua l’avversario e identificalo come tuo unico nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
Questo principio sfrutta la tendenza del cervello umano alla dicotomia: semplificare scenari complessi in “noi contro loro” riduce lo sforzo cognitivo. È usato anche nel marketing: il tuo prodotto contro ‘gli altri’.
Esempio attuale: “I burocrati di Bruxelles ci impongono regole assurde.”.
#2. Principio del metodo di contagio
Riunisci gli avversari in una singola categoria. Gli avversari devono costituire una categoria che non prende in considerazione le differenze e le distinzioni tra i vari tipi di “avversari” che pretende di riunire in un’unica famiglia.
Funziona tramite il meccanismo della colpa per associazione. Eliminare le sfumature permette di creare identità collettive negative, aumentando la coesione interna del gruppo.
Esempio attuale: “Chi critica il governo è amico dei terroristi”.
#3. Principio di trasposizione
Carica sull’avversario i propri errori o difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventa nuove notizie per distrarre.
Questo principio alimenta la confusione. La proiezione psicologica è centrale: accusi l’altro dei tuoi stessi difetti prima che lui possa farlo con te.
Esempio attuale: Un politico sotto indagine che accusa i giudici di “giustizia politicizzata”.
#4. Principio dell’esagerazione e della distorsione
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in una minaccia grave per la società. Qualsiasi atto compiuto dall’avversario dev’essere etichettato come minaccioso.
Agisce sull’amigdala, la parte del cervello deputata alla gestione della paura. Il sensazionalismo cattura l’attenzione e mobilita emotivamente.
Esempio attuale: “Cinque clandestini aggrediscono un cittadino; è emergenza sicurezza!”
#5. Principio della divulgazione
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui a cui è diretta. Maggiore è la massa da convincere, minore sarà lo sforzo mentale richiesto.
Goebbels era consapevole della limitata capacità di elaborazione critica delle masse. Questo principio si basa sulla massima accessibilità emotiva e linguistica.
Esempio attuale: Meme, video di 10 secondi, titoli clickbait come “Lui dice no ai vaccini; Guarda cosa succede dopo!”.
#6. Principio di orchestrazione
La propaganda deve essere limitata a un piccolo numero di idee e ripetuta instancabilmente, presentata più e più volte da prospettive diverse ma sempre convergenti sullo stesso concetto. Senza ambiguità o dubbi.
Da qui deriva anche la famosa frase: “Se una bugia viene ripetuta abbastanza, alla fine diventa vero. ”
È una tecnica pubblicitaria: la ripetizione favorisce la memorizzazione. Il concetto si lega anche all’effetto illusorio di verità: più un’affermazione viene ripetuta, più sembra vera.
Esempio attuale: “La tassa occulta sull’auto”, ripetuta da più testate.
#7. Principio del rinnovamento continuo
Nuove informazioni e argomenti che denigrano l’avversario devono essere costantemente trasmessi a una velocità tale che quando l’avversario risponde, il pubblico si è già interessato a un nuovo argomento.
Le risposte dell’avversario non devono mai essere in grado di contrastare il numero crescente di accuse.
Questa tecnica impedisce la riflessione critica: si genera una sovraccarica informativa che annebbia il giudizio. È la strategia della distrazione.
Esempio attuale: Attacchi mediatici a rotazione contro nemici politici (“uno al giorno”).
#8. Principio di attendibilità
Costruisci argomenti artefatti e presenta le informazioni come confermate da fonti autoritarie ma mostrale in modo frammentario, con l’obiettivo di creare confusione.
Qui si costruisce una verità apparente: si citano esperti “selettivamente” o si manipolano dati fuori contesto. La fonte conta più del contenuto.
Esempio attuale: “Lo dice uno studio dell’Università di Harvard…” (senza citare lo studio).
#9. Principio di silenzio
Tacere su temi su cui non si hanno motivazioni abbastanza convincenti e celare le notizie che favoriscono l’avversario, producendo notizie che distraggono da esse, anche con l’utilizzo dei media.
È il principio dell’agenda setting: ciò di cui non si parla diventa invisibile. La censura non è solo eliminazione, ma anche marginalizzazione.
Esempio attuale: Blackout mediatico su proteste scomode, spostamento del focus su eventi mondani.
#10. Principio di trasfusione
La propaganda opera sempre da un substrato preesistente, sia esso una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possono risvegliare una componente viscerale che pone le radici in atteggiamenti primordiali.
Fa leva su archetipi e narrazioni ataviche. Le emozioni collettive preesistenti (paura, orgoglio, odio) sono risvegliate da riferimenti alla tradizione, alla patria, alla razza.
Esempio attuale: “Difendiamo la nostra identità cristiana contro l’invasione culturale.”
#11. Principio di unanimità
Convincere la popolazione che è necessario pensarla “come tutti gli altri”, creando una falsa unanimità. Il mito della Saggezza della folla completerà l’opera.
Le persone tendono a conformarsi al gruppo (bias del consenso). La paura dell’isolamento sociale rafforza l’adesione apparente all’opinione dominante.
Esempio attuale: Sondaggi falsati o manipolati usati per dire “la maggioranza è d’accordo”.
Comprendere i meccanismi della propaganda non serve solo a studiare il passato, ma a proteggere la democrazia oggi. Il linguaggio si evolve, ma le tecniche restano. Cambiano i mezzi, dai megafoni di Goebbels agli algoritmi dei social, ma non gli obiettivi: controllo, consenso, e potere.
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