Last Updated on 11 Marzo 2026 by Samuele Corona
Perché è così difficile essere felici, anche quando abbiamo tutto ciò che dovremmo desiderare?
Viviamo nella società del benessere, eppure ansia, stress e insoddisfazione sembrano sempre più diffusi. Questo apparente paradosso è ciò che lo psicoterapeuta Russ Harris chiama la trappola della felicità.
Secondo l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), uno dei modelli psicologici più influenti degli ultimi decenni, il problema non è la presenza di pensieri o emozioni negative. Il vero problema è la convinzione culturale che dovremmo eliminarle per poter essere felici.
In questo articolo vedremo perché la mente umana è predisposta a preoccuparsi, confrontarsi e sentirsi insoddisfatta, e perché proprio questo meccanismo rende la felicità più difficile di quanto immaginiamo.
La concezione classica della felicità nella psicologia
Secondo la concezione classica di normalità “sana”, adottata dalla psicologia tradizionale, la sofferenza deriverebbe da processi anormali mentre la felicità sarebbe una condizione naturale della salute umana.
Gli esseri umani, secondo la prospettiva classica, sarebbero quindi intrinsecamente felici, socievoli e altruisti, ma questo naturale stato di salute mentale verrebbe disturbato da particolari emozioni, eventi o stati del cervello.
Tale concetto di normalità sana è divenuto il fulcro del pensiero psicologico che ha dominato, fino ai nostri giorni, il campo della salute mentale ed è alla base delle classificazioni sindromiche.
L’Acceptance and Commitment Therapy e il dolore psicologico
Secondo l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) invece, il dolore psicologico, sotto forma di emozioni, pensieri, immagini ed esperienze private negative dolorose, non è considerato come un processo patologico, ma bensì come una condizione naturale della vita umana.
Molto spesso però il dolore psicologico può essere incrementato e mantenuto inutilmente a causa di processi contenuti nell’attività simbolica.
L’evoluzione ha modellato il nostro cervello per farci soffrire
La mente umana moderna, con la sua sorprendente capacità di analizzare, pianificare, creare e comunicare, si è evoluta in gran parte nel corso degli ultimi 100.000 anni, da quando la nostra specie, Homo sapiens, è comparsa per la prima volta sul pianeta.
Ma le nostre menti non si sono evolute per farci “sentire bene” e raccontare barzellette, scrivere poesie o dire “ti amo”. Le nostre menti si sono evolute per aiutarci a sopravvivere in un mondo pieno di pericoli.
Immagina di essere un primitivo cacciatore-raccoglitore. Di che cosa hai bisogno, essenzialmente, per sopravvivere e riprodurti? Di quattro cose: cibo, acqua, riparo e sesso. Ma nessuna di esse è importante se sei morto. Quindi, la priorità numero uno della mente dell’uomo primitivo era quella di prestare attenzione a tutto ciò che poteva costituire un pericolo e di evitarlo.
La mente primitiva era sostanzialmente un dispositivo per non farsi uccidere e si dimostrò di enorme utilità. Più i nostri antenati diventavano bravi a prevedere ed evitare il pericolo, più a lungo vivevano e più figli facevano. Perciò, di generazione in generazione, la mente umana è divenuta sempre più abile nel prevedere ed evitare il pericolo.
E ora, dopo 100.000 anni di evoluzione, la mente moderna è costantemente impegnata a valutare e giudicare tutto ciò che incontriamo: è buono o cattivo? È sicuro o pericoloso? È dannoso o utile?
Oggi, tuttavia, la nostra mente non ci mette in guardia contro le tigri dai denti a sciabola o i pelosi mammut; i “nemici” sono invece perdere il lavoro, essere esclusi, prendere una multa per eccesso di velocità, rendersi ridicoli in pubblico, ammalarsi di cancro o mille e più altre preoccupazioni quotidiane. Così trascorriamo un sacco di tempo a preoccuparci di cose che, il più delle volte, non succedono mai.
Un’altra cosa essenziale per la sopravvivenza di un uomo primitivo è l’appartenenza a un gruppo. Se il tuo clan ti caccia via, non ci vorrà molto tempo perché i lupi ti trovino. E allora, in che modo la mente ti protegge dall’esclusione dal gruppo? Confrontandoti con gli altri membri del clan. Mi sto integrando con gli altri? Sto facendo la cosa giusta? Sto contribuendo abbastanza? Sono bravo come gli altri? Sto facendo qualcosa per cui potrei essere allontanato? Ti suona familiare?
Perché l’evoluzione ha modellato una mente orientata ai problemi
Le nostre menti moderne continuano a metterci in guardia rispetto alla possibilità di essere rifiutati e ci inducono a confrontarci con il resto della società. Niente di strano, quindi, se dedichiamo tante energie a preoccuparci di piacere! Niente di strano se cerchiamo sempre dei modi per migliorarci o se ci deprimiamo perché “non siamo all’altezza”.
- Editore: Erickson
- Autore: Russ Harris , Giovambattista Presti , C. Calovi
- Collana: Capire con il cuore
- Formato: Libro in brossura
- Anno: 2012
100.000 anni fa dovevamo confrontarci soltanto con i pochi membri del nostro clan. Ma di questi tempi basta dare un’occhiata a un quotidiano, a una rivista o alla televisione per trovare immediatamente una miriade di persone più intelligenti, più ricche, più magre, più sexy, più famose, più potenti o più di successo di noi.
Quando ci confrontiamo con queste favolose creature mediatiche, ci sentiamo inferiori o delusi della nostra vita. A peggiorare ulteriormente le cose, oggi le nostre menti sono così sofisticate che possono costruire un’immagine di fantasia della persona che idealmente ci piacerebbe essere, e poi ci confrontiamo con quella! Che possibilità abbiamo? Finiremo sempre col sentire di non essere abbastanza.
Ora, per una qualsiasi persona ambiziosa dell’Età della pietra, la regola generale del successo è: prendi di più e migliora. Migliori sono le armi e più cibo si potrà uccidere. Maggiori sono le riserve di cibo, maggiori saranno le possibilità di sopravvivere ai periodi di carestia. Più il tuo riparo è solido, più sarai protetto dalle intemperie e dalle belve. Più figli hai, maggiori saranno le probabilità che qualcuno raggiunga l’età adulta.
Non sorprende quindi che la nostra mente moderna cerchi continuamente “di più e di meglio”: più denaro, un lavoro migliore, più prestigio, un corpo migliore, più amore, un partner migliore. E se ci riusciamo, se effettivamente otteniamo più denaro o un’automobile migliore o un corpo di aspetto migliore, allora siamo soddisfatti, per un po’. Ma presto o tardi (e di solito è presto), finiamo per volerne di più.
Così, l’evoluzione ha modellato il nostro cervello in un modo che ci fa essere strutturati per soffrire psicologicamente: per confrontare, valutare e criticare noi stessi, per concentrarci su ciò che ci manca, per divenire rapidamente insoddisfatti di ciò che abbiamo e per immaginare ogni genere di scenario spaventoso, la maggior parte dei quali non si realizzerà mai.
Non c’è da sorprendersi che per l’uomo sia difficile essere felice!
Naturalmente, a tutti piace sentirsi bene, e dovremmo senza dubbio trarre il massimo dalle sensazioni piacevoli quando si presentano. Ma se cerchiamo di averle sempre, abbiamo perso in partenza.
La realtà è che la vita comprende anche il dolore. Non c’è modo di evitarlo. In quanto esseri umani dobbiamo tutti prendere atto che presto o tardi diverremo deboli, ci ammaleremo e moriremo. Presto o tardi tutti perderemo relazioni importanti a causa di rifiuti, separazioni o lutti.
La trappola della felicità secondo Russ Harris
Perché nella società occidentale del benessere sembriamo tutti stressati, depressi e insoddisfatti (e chi non lo sembra spesso in realtà lo è comunque, solo che finge il contrario)?
Russ Harris da una risposta molto chiara : perché siamo prigionieri della trappola della felicità!
Russ Harris è uno tra i principali esperti di Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e nel suo libro la trappola della felicità, insegna a sviluppare la “flessibilità psicologica” che consente di superare i momenti critici e di vivere pienamente il presente muovendosi nella direzione tracciata dai propri valori.
La “trappola della felicità”, secondo Harris è un circolo vizioso che ci spinge a dedicare il nostro tempo, la nostra energia, la nostra vita, a una battaglia persa in partenza: quella contro i pensieri e le emozioni negative.
In questo libro, Russ Harris ci conduce alla scoperta della nostra personale trappola della felicità, guidandoci a prendere coscienza dei meccanismi mentali che ci tengono prigionieri facendoci ostinare a perseguire chimere impossibili – essenzialmente, ad avere sempre emozioni e pensieri positivi e mai negativi – e a recuperare la nostra libertà di scegliere e di agire come riteniamo meglio per noi.
Presto o tardi tutti dovremo affrontare crisi, delusioni e insuccessi. Questo significa che, in un modo o nell’altro, tutti avremo pensieri e sentimenti dolorosi. La buona notizia è che, anche se non possiamo evitare questo dolore, possiamo imparare ad affrontarlo molto meglio a fargli spazio, a ridurre i suoi effetti e a crearci una vita che valga ugualmente la pena di essere vissuta.
La buona notizia è che c’è speranza.
Si può imparare a riconoscere la “trappola della felicità” e si può scoprire come uscirne.
Il processo messo a punto da Russ Harris prevede 3 fasi:
- Nella prima scoprirai come crei la trappola della felicità e ti ci rinchiudi dentro. Questo primo passo è fondamentale, quindi non saltarlo. Non puoi uscire dalla trappola se non sai come funziona.
- Nella seconda parte imparerai a fare spazio ai pensieri e ai sentimenti dolorosi, anziché cercare di evitarli o eliminarli, e a sperimentarli in un modo nuovo che ne ridurrà l’impatto, li priverà del loro potere e diminuirà drasticamente la loro influenza sulla tua vita.
- Nella terza parte, invece di inseguire pensieri e sentimenti di felicità, ti concentrerai su come crearti una vita ricca e significativa. Tutto questo darà origine a un senso di vitalità e appagamento che è sia profondamente soddisfacente sia duraturo.
FAQ. Domande frequenti sulla trappola della felicità
Cos’è la trappola della felicità?
La trappola della felicità è un concetto reso popolare dallo psicoterapeuta Russ Harris, uno dei principali divulgatori dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT). Con questa espressione si indica la tendenza a credere che per essere felici sia necessario eliminare pensieri ed emozioni negative. Paradossalmente, questo tentativo di controllare o sopprimere il disagio psicologico finisce spesso per amplificarlo.
Perché è così difficile essere felici?
Secondo molti modelli psicologici contemporanei, tra cui l’Acceptance and Commitment Therapy, la difficoltà nel raggiungere una felicità stabile deriva anche dal funzionamento della mente umana. Il nostro cervello si è evoluto per individuare pericoli e problemi, non per mantenere uno stato costante di benessere emotivo. Questo porta le persone a preoccuparsi, confrontarsi con gli altri e concentrarsi su ciò che manca più che su ciò che possiedono.
Cosa insegna l’Acceptance and Commitment Therapy sulla felicità?
L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) propone un approccio diverso rispetto alla tradizione psicologica che vede il benessere come assenza di dolore. Secondo l’ACT, pensieri ed emozioni difficili fanno parte dell’esperienza umana e non devono necessariamente essere eliminati. L’obiettivo diventa sviluppare flessibilità psicologica, imparando ad accogliere le esperienze interne e a orientare la propria vita verso ciò che conta davvero.
È possibile uscire dalla trappola della felicità?
Sì. Secondo Russ Harris, uscire dalla trappola della felicità significa smettere di combattere contro ogni emozione negativa e imparare invece a cambiare il proprio rapporto con i pensieri e con il disagio psicologico. Attraverso pratiche di consapevolezza, accettazione e chiarificazione dei valori personali, è possibile costruire una vita ricca di significato anche in presenza di difficoltà.
Bibliografia
Articoli consigliati
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- Russ Harris e la Trappola della Felicità | ACT spiegata
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- Dalla felicità autentica al Benessere. L’ evoluzione della Psicologia Positiva di Martin Seligman
- Ted Talks I 15 migliori discorsi sulla Felicità
Libri consigliati per approfondire l’Acceptance and Commitment Therapy
Se il tema della trappola della felicità e dell’Acceptance and Commitment Therapy ti interessa, alcuni libri possono aiutarti ad approfondire questi concetti.
#1. “Come vivere liberi dall’ansia” di Kelly Wilson
Questo libro offre un’introduzione chiara e accessibile ai principi dell’Acceptance and Commitment Therapy applicati alla gestione dell’ansia. Kelly Wilson, uno dei principali sviluppatori dell’ACT, mostra come cambiare il proprio rapporto con pensieri ed emozioni difficili invece di cercare di eliminarli. È una lettura particolarmente utile per chi desidera comprendere come i principi dell’ACT possano essere applicati alla vita quotidiana.
#2. “Fare ACT. Guida per professionisti” di Russ Harris
In questo manuale Russ Harris approfondisce i principali strumenti dell’Acceptance and Commitment Therapy e il modo in cui possono essere utilizzati nella pratica clinica. Il libro è pensato soprattutto per psicologi e professionisti della salute mentale, ma rappresenta anche un riferimento importante per chi desidera comprendere più a fondo il modello teorico e pratico dell’ACT.
#3. “Smetti di soffrire. Inizia a vivere” di Steven C. Hayes
Scritto da uno dei fondatori dell’Acceptance and Commitment Therapy, questo libro rappresenta una delle introduzioni più complete alla filosofia e ai principi dell’ACT. Hayes mostra come la lotta contro i pensieri e le emozioni dolorose possa intrappolare le persone nella sofferenza psicologica e propone un percorso per sviluppare maggiore flessibilità psicologica e vivere una vita più ricca di significato.


