Last Updated on 17 Ottobre 2026 by Samuele Corona
Visualizzare il proprio funerale può sembrare un esercizio insolito, persino macabro. Eppure, immaginare come vorremmo essere ricordati dalle persone che hanno fatto parte della nostra vita può aiutarci a riconoscere i nostri valori, mettere in discussione le priorità e comprendere quali obiettivi meritano davvero il nostro tempo.
L’esercizio è ispirato a Stephen Covey, autore del celebre libro Le 7 regole per avere successo, e si basa su un principio apparentemente semplice: per decidere in quale direzione andare, può essere utile partire dalla destinazione.
Non si tratta di prevedere il futuro, né di indulgere in pensieri malinconici sulla morte. L’obiettivo è utilizzare una prospettiva diversa per osservare la propria esistenza, prendendo temporaneamente le distanze dalle preoccupazioni quotidiane.
Quando siamo immersi negli impegni, nelle scadenze e nelle responsabilità, rischiamo di confondere ciò che è urgente con ciò che è importante. Dedichiamo energie a questioni che sembrano fondamentali nel momento presente, ma che potrebbero avere un peso marginale se considerate nell’arco di un’intera vita.
Immaginare il proprio funerale serve proprio a modificare questa prospettiva.
Quali esperienze vorresti aver vissuto? Quali relazioni vorresti aver coltivato? Quali qualità personali vorresti aver sviluppato? E soprattutto, quanto delle tue giornate attuali riflette davvero queste aspirazioni?
Stephen Covey e il principio di iniziare pensando alla fine
Stephen R. Covey (1932-2012) è stato uno degli autori più influenti nel campo della crescita personale, della leadership e dell’efficacia individuale e organizzativa.
Il suo libro più conosciuto, Le 7 regole per avere successo, pubblicato originariamente nel 1989 con il titolo The 7 Habits of Highly Effective People, ha raggiunto milioni di lettori in tutto il mondo, diventando un punto di riferimento nella letteratura manageriale.
A differenza di molti approcci alla produttività concentrati prevalentemente su tecniche, strumenti e gestione del tempo, Covey propone una riflessione più ampia sui principi che orientano il comportamento umano.
Secondo la sua impostazione, l’efficacia personale non dipende soltanto dalla capacità di organizzare gli impegni o raggiungere risultati, ma anche dalla coerenza tra le proprie azioni e i valori che si considerano fondamentali.
Una delle sette abitudini descritte nel libro è «Comincia pensando alla fine», un invito a definire consapevolmente la direzione della propria vita prima di concentrarsi sulle attività necessarie per percorrerla.
Covey utilizza la metafora della creazione in due fasi: prima quella mentale, nella quale immaginiamo ciò che vogliamo realizzare, e successivamente quella concreta, nella quale trasformiamo la visione in comportamenti e decisioni.
Il problema è che spesso affrontiamo queste due fasi nell’ordine inverso.
Ci impegniamo a raggiungere obiettivi senza aver chiarito perché li desideriamo. Cerchiamo di migliorare la nostra efficienza senza domandarci se stiamo dedicando le energie alle cose giuste. Accumuliamo risultati, riconoscimenti e responsabilità, salvo scoprire che non sempre corrispondono a ciò che consideriamo significativo.
L’esercizio del funerale rappresenta una delle applicazioni più incisive di questo principio.
Ho incluso Stephen Covey anche nella mia selezione dei 10 autori classici della crescita personale.
Perché immaginare il proprio funerale può aiutarti a chiarire le priorità
La maggior parte degli esercizi dedicati alla definizione degli obiettivi parte da una domanda: che cosa vuoi ottenere?
È una domanda utile, ma non necessariamente sufficiente.
Possiamo desiderare un avanzamento professionale, una maggiore disponibilità economica, una casa più grande o una particolare posizione sociale senza aver riflettuto abbastanza sulle motivazioni che alimentano queste aspirazioni.
Alcuni obiettivi nascono da interessi autentici. Altri sono influenzati dalle aspettative familiari, dal confronto sociale, dall’ambiente lavorativo o dall’idea di successo che abbiamo assorbito nel corso degli anni.
Immaginare come vorremmo essere ricordati introduce un criterio differente: non soltanto ciò che desideriamo possedere o raggiungere, ma il tipo di persona che vogliamo diventare.
In questa prospettiva, le domande cambiano.
Non soltanto «Quanto successo professionale voglio ottenere?», ma «Che tipo di collega, professionista o collaboratore voglio essere?».
Non soltanto «Quali traguardi personali voglio raggiungere?», ma «Quale spazio voglio riservare alle persone importanti per me?».
Non soltanto «Come posso migliorare la mia vita?», ma «Quali aspetti della mia esistenza vorrei considerare significativi, guardandomi indietro?».
La differenza è importante perché i risultati dipendono anche da circostanze esterne, mentre i valori possono orientare le nostre decisioni anche quando le condizioni non sono favorevoli.
Non possiamo controllare completamente il giudizio degli altri, né garantire che la nostra vita segua il percorso immaginato. Possiamo però scegliere, entro i limiti delle nostre possibilità, quali comportamenti coltivare e a cosa dedicare attenzione.
L’esercizio non offre una risposta definitiva sul significato della vita. Può però funzionare come uno strumento di chiarificazione personale, aiutandoci a distinguere tra priorità autentiche e obiettivi perseguiti per abitudine.
Visualizza il tuo funerale: come svolgere l’esercizio
La versione seguente è liberamente adattata dall’esercizio proposto da Stephen Covey. Per svolgerlo, cerca un ambiente tranquillo nel quale tu possa dedicare una ventina di minuti alla riflessione senza continue interruzioni.
Puoi leggere prima le istruzioni, poi chiudere gli occhi e procedere con la visualizzazione. Tieni a disposizione un quaderno o un documento nel quale annotare le osservazioni che emergeranno.
Non è necessario creare un’immagine particolarmente realistica, né forzare una risposta emotiva. Se l’idea del funerale ti provoca un disagio eccessivo, puoi utilizzare una variante meno intensa, immaginando una celebrazione della tua vita in occasione di un compleanno importante.
#1. Immagina la scena
Immagina di assistere, come osservatore, a una cerimonia organizzata in tua memoria. Nella sala sono presenti persone che hanno condiviso con te periodi differenti della tua esistenza: familiari, amici, colleghi, conoscenti e altre figure che hanno avuto un ruolo significativo nel tuo percorso.
Alcune ti conoscono da molti anni. Altre hanno condiviso soltanto una fase della tua vita. Ciascuna possiede una prospettiva diversa sulla persona che sei stata. Osserva mentalmente la scena senza preoccuparti troppo dei dettagli. L’elemento centrale non è l’ambiente, ma ciò che le persone presenti potrebbero raccontare di te.
#2. Immagina le parole delle persone importanti
Durante la cerimonia, alcune persone prendono la parola per condividere un ricordo. Prova a immaginare almeno cinque figure appartenenti ad ambiti differenti della tua vita. Potrebbero essere un familiare, un amico di lunga data, il tuo partner, un collega, una persona che hai aiutato oppure qualcuno con cui hai condiviso una passione.
Per ciascuna figura, chiediti: Che cosa vorrei che questa persona ricordasse di me?
Non limitarti a immaginare aggettivi generici come «bravo», «simpatico» o «intelligente». Cerca invece di identificare qualità e comportamenti riconoscibili.
Per esempio, potresti desiderare che un amico ricordasse la tua capacità di ascoltare senza giudicare, che un familiare parlasse della tua presenza nei momenti difficili o che un collega riconoscesse la tua correttezza e disponibilità. Puoi anche immaginare ricordi legati alla creatività, al coraggio, all’indipendenza, alla curiosità intellettuale o alla capacità di affrontare situazioni complicate.
Non esiste un modello di vita al quale conformarsi. Una persona potrebbe desiderare di essere ricordata per il contributo professionale, un’altra per la dedizione alla famiglia, un’altra ancora per la libertà con cui ha vissuto o per le esperienze condivise. L’importante è che le risposte rappresentino ciò che consideri significativo, non ciò che pensi di dover desiderare.
#3. Scrivi cinque brevi discorsi commemorativi
Passa ora dalla visualizzazione alla scrittura. Scegli almeno cinque persone e prova a comporre, dal loro punto di vista, un breve discorso nel quale raccontano chi sei stato e quale significato ha avuto la tua presenza nella loro vita.
Scrivi in prima persona, come se fossero loro a parlare. Un amico potrebbe dire:
«Con lui potevo parlare apertamente anche delle cose difficili. Non aveva sempre una soluzione, ma sapeva ascoltare e trovare il tempo per esserci. Abbiamo condiviso esperienze importanti e, soprattutto, non abbiamo mai smesso di cercare occasioni per stare insieme».
Un collega potrebbe ricordarti in modo diverso:
«Era una persona affidabile, capace di assumersi le proprie responsabilità senza attribuire continuamente agli altri gli errori. Aveva curiosità per il suo lavoro e cercava di migliorare, ma non considerava la competizione più importante del rispetto reciproco».
Sono soltanto esempi. I tuoi discorsi potrebbero avere contenuti completamente differenti.
La regola fondamentale è scrivere ciò che vorresti che queste persone potessero dire sinceramente di te, non ciò che pensi direbbero oggi.
Questa distinzione permette di trasformare l’esercizio in una riflessione sulle aspirazioni personali. Se invece scrivessi soltanto ciò che gli altri potrebbero dire attualmente, otterresti una fotografia, necessariamente soggettiva, dell’immagine che pensi di trasmettere. Anche questa potrebbe essere un’attività interessante, ma risponderebbe a una domanda diversa.
#4. Individua i valori ricorrenti
Dopo aver scritto i discorsi, rileggili con attenzione. Probabilmente noterai che alcuni temi ritornano in più descrizioni.
Potrebbero emergere il desiderio di essere una persona affidabile, di costruire relazioni profonde, di vivere con autonomia, di imparare continuamente, di contribuire al benessere degli altri oppure di dedicare tempo alla creatività.
Prova a evidenziare le parole e i concetti ricorrenti. Poi raggruppali in un numero limitato di valori fondamentali. Ad esempio:
- Integrità: comportarmi in modo coerente con ciò che considero giusto.
- Relazioni: coltivare legami basati sulla fiducia e sulla presenza reciproca.
- Curiosità: continuare a imparare e confrontarmi con idee differenti.
- Autonomia: compiere scelte consapevoli senza dipendere eccessivamente dall’approvazione esterna.
- Contributo: utilizzare capacità ed esperienze per creare qualcosa di utile anche per gli altri.
Non è necessario identificare un elenco perfetto. I valori personali possono evolvere con l’età, le esperienze e le circostanze. L’obiettivo è costruire una prima rappresentazione di ciò che oggi consideri importante.
Dalla visualizzazione alla realtà: trasformare i valori in obiettivi
La parte più interessante dell’esercizio comincia dopo aver terminato la visualizzazione. Immaginare una versione desiderabile della propria vita può essere coinvolgente, ma la riflessione rimane incompleta se non viene collegata alle decisioni quotidiane.
Per questo è utile confrontare le qualità che vorresti fossero ricordate con i comportamenti che metti effettivamente in pratica. Supponiamo che uno dei tuoi desideri sia essere ricordato come una persona presente e attenta nei confronti degli amici. La domanda successiva non dovrebbe essere soltanto «Come posso diventare un amico migliore?», ma qualcosa di più concreto:
Quanto tempo dedico attualmente alle amicizie? Mi faccio sentire soltanto quando ho bisogno di qualcosa? Riesco a mantenere gli impegni? Sono disponibile ad ascoltare anche quando una conversazione richiede pazienza?
Oppure immagina di voler essere ricordato per la tua curiosità e per la capacità di continuare a imparare. Potresti domandarti quanto spazio riservi alla lettura, allo studio, alla sperimentazione e alle esperienze che ti permettono di ampliare le tue conoscenze. In entrambi i casi, il valore rappresenta una direzione generale. L’obiettivo e le abitudini servono a tradurlo in comportamenti osservabili.
Un esempio pratico
| Valore personale | Come vorrei essere ricordato | Azione concreta |
|---|---|---|
| Amicizia | Una persona presente e affidabile | Dedicare regolarmente tempo agli amici |
| Curiosità | Qualcuno che non ha mai smesso di imparare | Riservare alcune ore settimanali allo studio |
| Salute | Una persona attenta al proprio benessere | Costruire una routine sostenibile di movimento e riposo |
| Creatività | Qualcuno che ha coltivato le proprie passioni | Portare avanti un progetto personale |
| Integrità | Una persona coerente e corretta | Affrontare con trasparenza decisioni e conflitti |
Naturalmente, non ogni valore deve diventare un obiettivo misurabile.
Alcuni aspetti della vita, soprattutto quelli relazionali, non possono essere ridotti a indicatori quantitativi. Tuttavia, individuare comportamenti concreti aiuta a evitare che le aspirazioni rimangano semplici dichiarazioni di principio.
Il rischio di vivere secondo obiettivi che non abbiamo scelto
Uno degli aspetti più utili di questa riflessione riguarda la possibilità di riconoscere obiettivi che abbiamo adottato senza metterli realmente in discussione. Nel corso della vita siamo continuamente esposti a modelli di successo. L’ambiente familiare, la scuola, il lavoro, i media e le persone che frequentiamo contribuiscono a definire ciò che consideriamo desiderabile.
Non c’è necessariamente qualcosa di sbagliato in queste influenze. Il problema nasce quando smettiamo di distinguere tra ciò che vogliamo davvero e ciò che abbiamo imparato a considerare importante.
Possiamo dedicare anni a perseguire un determinato traguardo professionale per poi accorgerci che ciò che desideravamo era soprattutto il riconoscimento associato a quel ruolo. Oppure possiamo continuare a rimandare esperienze e interessi personali perché ci sembrano meno urgenti rispetto agli obblighi quotidiani.
L’esercizio del funerale non suggerisce di abbandonare le responsabilità o di mettere in discussione ogni ambizione. Invita piuttosto a verificare se esiste una ragione personale sufficientemente significativa dietro gli obiettivi che stiamo perseguendo.
Essere molto efficienti nel raggiungere una destinazione non serve a molto se quella destinazione non corrisponde a ciò che desideriamo. È una delle intuizioni centrali del pensiero di Covey: la produttività acquista significato quando è orientata da priorità consapevoli.
Essere ricordati dagli altri non significa vivere per la loro approvazione
L’esercizio contiene anche un possibile equivoco che vale la pena chiarire. Se il nostro obiettivo fosse semplicemente ottenere un giudizio positivo dalle persone che ci circondano, rischieremmo di alimentare proprio quella dipendenza dall’approvazione esterna che una riflessione sui valori dovrebbe aiutarci a riconoscere.
Non possiamo decidere come gli altri ci ricorderanno. Persone differenti possono avere interpretazioni contrastanti dei nostri comportamenti. Anche le relazioni più importanti contengono incomprensioni, aspettative non soddisfatte e prospettive che non coincidono.
Per questo i discorsi immaginari non devono essere considerati una previsione del giudizio altrui. Le persone presenti nella visualizzazione funzionano come punti di osservazione attraverso i quali esplorare la nostra identità.
Immaginare il punto di vista di un amico ci aiuta a riflettere sull’amicizia. Quello di un collega sul nostro comportamento professionale. Quello di un familiare sulle relazioni e sulle responsabilità affettive.
Il vero scopo non è costruire una reputazione impeccabile, ma individuare un modo di vivere che possiamo riconoscere come nostro. E questo significa anche accettare che alcuni valori richiedano scelte impopolari, limiti personali e la capacità di deludere occasionalmente le aspettative degli altri.
La differenza tra ciò che conta e ciò a cui dedichiamo tempo
Un ulteriore passaggio consiste nell’osservare la distanza tra le priorità dichiarate e il modo in cui utilizziamo il nostro tempo. È facile affermare che la famiglia, gli amici, la salute o la crescita personale siano importanti. Più difficile è verificare quanto queste priorità trovino spazio nella nostra organizzazione quotidiana.
Naturalmente, il tempo disponibile non dipende soltanto dalla volontà individuale. Lavoro, condizioni economiche, responsabilità di cura e circostanze personali possono limitare notevolmente la libertà di scelta. Tuttavia, anche all’interno di questi vincoli, può essere utile osservare quali decisioni prendiamo automaticamente e quali potrebbero essere modificate.
Prova a considerare una settimana tipica. Quali attività occupano la maggior parte delle tue giornate? Quante sono necessarie? Quante derivano da abitudini consolidate? Quali contribuiscono ai valori che hai identificato?
Potresti scoprire che alcuni obiettivi importanti ricevono pochissima attenzione, mentre attività meno significative assorbono una quantità considerevole di energie. Non è necessario interpretare questa distanza come un fallimento personale. Può diventare, più semplicemente, un’informazione utile per ridefinire alcune priorità.
Un secondo esercizio: confronta la vita desiderata con quella attuale
Per approfondire il lavoro, puoi aggiungere una seconda fase alla visualizzazione. Riprendi i cinque discorsi commemorativi che hai scritto e, per ciascuno, prova a rispondere a tre domande.
1. Quali comportamenti attuali confermano questa descrizione?
Cerca esempi reali, anche piccoli, nei quali hai già espresso le qualità che desideri coltivare.
2. Quali comportamenti sono invece in contrasto con questa immagine?
Non serve giudicarti severamente. L’obiettivo è individuare eventuali incoerenze tra intenzioni e azioni.
3. Quale cambiamento realistico potresti introdurre nelle prossime settimane?
Scegli qualcosa di sufficientemente concreto da poter essere sperimentato senza dover rivoluzionare immediatamente la tua vita.
Se desideri essere ricordato come una persona capace di coltivare amicizie profonde, potresti iniziare recuperando un rapporto trascurato. Se vuoi sviluppare una maggiore autonomia, potresti prendere una decisione che rimandi da tempo, dopo averne valutato con attenzione le conseguenze. Se la creatività rappresenta un valore importante, potresti riservare uno spazio regolare a un’attività che continui a sacrificare.
La trasformazione non deve necessariamente essere radicale. Spesso sono proprio i comportamenti ripetuti nel tempo a rendere riconoscibili le qualità che attribuiamo a una persona.
Quanto spesso ripetere l’esercizio?
Non esiste una frequenza obbligatoria. Puoi svolgere la visualizzazione una prima volta e conservarne le risposte, per poi riprenderle dopo alcuni mesi o in occasione di un cambiamento significativo. Un nuovo lavoro, la fine di una relazione, la nascita di un figlio, un trasferimento o un periodo di difficoltà possono modificare il modo in cui interpretiamo le nostre priorità.
Rileggere ciò che avevi scritto in passato permette di osservare sia gli elementi rimasti stabili sia quelli che hanno perso importanza. Potresti scoprire che alcuni obiettivi non ti rappresentano più, oppure che valori precedentemente trascurati sono diventati centrali.
Questo non significa necessariamente essere incoerenti. La consapevolezza personale non consiste nel definire una volta per tutte un progetto immutabile, ma anche nella capacità di rivedere le proprie convinzioni alla luce dell’esperienza.
Partire dalla fine per scegliere come vivere oggi
Visualizzare il proprio funerale è un esercizio provocatorio, ma il suo valore non dipende dall’intensità emotiva dell’immagine. La sua utilità sta nelle domande che ci costringe a formulare.
Che tipo di persona desidero essere? Quali relazioni voglio coltivare? Quali esperienze considero importanti? Quali comportamenti vorrei caratterizzassero la mia vita? E, soprattutto, che cosa posso fare oggi per avvicinarmi a queste aspirazioni?
Il principio di Stephen Covey, cominciare pensando alla fine, non richiede di pianificare ogni dettaglio del futuro. Suggerisce piuttosto di individuare una direzione consapevole, affinché le decisioni quotidiane non siano determinate esclusivamente dall’urgenza del momento.
Non possiamo controllare tutte le circostanze della nostra esistenza, né stabilire quale ricordo lasceremo nelle persone che incontreremo. Possiamo però riflettere su ciò che consideriamo importante e cercare di tradurlo, con una ragionevole coerenza, nel modo in cui viviamo.
La domanda più utile, alla fine dell’esercizio, non è soltanto «Come vorrei essere ricordato?», ma «Sto vivendo in un modo che rispecchia ciò che per me conta davvero?».
È da questa domanda che può cominciare un lavoro concreto sui propri obiettivi.
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