Last Updated on 11 Marzo 2026 by Samuele Corona
L’autostima non è un blocco unico e stabile, ma un sistema composto da più dimensioni che possono svilupparsi in modo diverso tra loro. Una persona può sentirsi sicura sul lavoro ma fragile nelle relazioni, oppure soddisfatta del proprio carattere ma insicura rispetto al proprio aspetto fisico. Comprendere le diverse dimensioni dell’autostima permette di individuare con precisione le aree di forza e quelle da rafforzare.
In questo post verranno descritte Le 6 Dimensioni dell’autostima come descritte dalla psicologa tedesca Bärbel Wardetzki nel libro Pronto soccorso per insicuri cronici.
Il senso di autostima non si basa solo su quanto ci piacciamo e accettiamo, bensì anche sulla qualità dei nostri contatti sociali e sul modo in cui valutiamo la nostra presenza fisica. Si possono quindi avere valutazioni di valore differente in diverse categorie scrive la Wardetzki.
Per esempio, qualcuno potrebbe piacersi molto ma sentirsi insicuro nel contatto con le altre persone. Qualcun altro potrebbe sentirsi competente ma non sentirsi fisicamente in forma o incapace di reagire in maniera costruttiva alle critiche.
Secondo Bärbel Wardetzki, è utile definire il senso di autostima per ciascuna categoria separatamente. In questo modo è possibile identificare dei deficit di autostima e bilanciarli più facilmente.
Le 6 Dimensioni dell’autostima
Le dimensioni dell’autostima sono le diverse aree attraverso cui una persona valuta il proprio valore personale. Secondo la psicologa tedesca Bärbel Wardetzki, l’autostima non è un tratto unico ma è composta da sei dimensioni principali: autostima emotiva, sicurezza sociale, rapporto con la critica, autostima legata alla performance, percezione dell’attrattiva fisica e fiducia nelle proprie capacità fisiche.

Un alto senso di autostima in generale si basa su un atteggiamento positivo nei confronti di se stessi, sulla sicurezza nel contatto con altre persone, su un rapporto costruttivo con la critica e sulla consapevolezza delle proprie capacità nell’affrontare dei compiti.
Ecco le 6 dimensioni dell’autostima come descritte dalla psicologa tedesca Bärbel Wardetzki nel libro Pronto soccorso per insicuri cronici.
#1. Autostima emotiva: il rapporto con se stessi
Un’alta autostima emotiva è sinonimo di un alto livello di autoaccettazione e autosoddisfazione ed è legata ad atteggiamenti e sentimenti positivi verso la propria persona. Rappresenta la nostra buona reputazione verso noi stessi, il nostro stabile senso di autostima, che è legato alla fiducia e al rispetto per noi stessi.
Siete in grado di prendervi cura di voi stessi, di dare ascolto ai vostri desideri invece di mettervi costantemente sotto pressione e in discussione?
Oppure siete impegnati ogni momento a sottoporvi a una raffica di critiche e giudizi autosvalutanti che non fanno altro che convincervi del fatto che non siete mai all’altezza della situazione?
In questo caso, molto probabilmente, avrete un basso livello di autostima emotiva. Tenderete a sentirvi insoddisfatti e insicuri. Eppure, anche quando la vostra autostima emotiva è bassa, come vedrete è possibile godere di un buon livello di autostima in altri ambiti.
Esempio pratico
Immagina una persona che commette un errore durante una riunione di lavoro.
-
Con alta autostima emotiva, penserà:
“Ho sbagliato, può succedere. Posso correggere e imparare.”
-
Con bassa autostima emotiva, invece, reagirà così:
“Sono sempre il solito incapace. Non ne faccio mai una giusta.”
Nel primo caso l’errore viene separato dall’identità personale. Nel secondo caso l’errore diventa una prova del proprio scarso valore. Una buona autostima emotiva permette di distinguere tra ciò che faccio e chi sono.
#2. Sicurezza nel contatto con gli altri
Quanto vi sentite sicuri di voi nel rapporto con gli altri? Avete paura di entrare in un luogo affollato? Siete in grado di parlare con gli altri in modo relativamente tranquillo? Vi sentite di mostrarvi come siete oppure siete piuttosto schivi? Di norma non vi piace condividere le vostre opinioni perché pensate che il vostro parere non conti nulla?
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- Autore: Raffaele Morelli
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- Formato: Libro in brossura
- Anno: 2016
Quando le inibizioni nel contatto predominano, l’individuo tende a evitare i contatti sociali. In questo modo però la paura per il contatto successivo aumenta e si crea così un circolo vizioso che finisce nella paura di aver paura. In un caso del genere è opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta.
Allenando le proprie competenze sociali, si sviluppa la capacità di instaurare rapporti sociali gratificanti. In questo modo è possibile superare le proprie timidezze e inibizioni e, di conseguenza, il senso di autostima aumenta.
Esempio pratico
Una persona viene invitata a una festa dove conosce poche persone.
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Se possiede una buona sicurezza sociale, proverà magari un po’ di imbarazzo iniziale, ma riuscirà a iniziare una conversazione, a fare domande e a mostrarsi per ciò che è.
-
Se ha una scarsa autostima nelle relazioni, potrebbe restare in disparte, controllare continuamente il telefono o inventare una scusa per andare via presto.
Nel secondo caso, l’evitamento rafforza l’idea:
“Non sono interessante.”
“Gli altri non vogliono parlare con me.”
Allenare gradualmente l’esposizione sociale può interrompere questo circolo vizioso.
#3. Il rapporto con la critica
Il modo in cui reagiamo di fronte a una critica mostra quanto sia stabile la nostra autostima. Le persone che non sono in grado di sopportare le critiche, reagiscono o con una grande sensazione di insicurezza e autosvalutazione oppure con arroganza. Infatti, una critica può essere vissuta come un pesante attacco personale da chi ha un senso di autostima molto debole.
Questo accade in particolare alle persone che fanno dipendere la propria valutazione positiva principalmente dai giudizi positivi che provengono dall’esterno. Questo accade quando l’individuo non possiede un criterio interno per misurare la propria autostima, e si ritrova quindi a dipendere completamente dal giudizio che proviene da fuori.
In questo caso, l’idea che gli altri abbiano un’opinione negativa è vissuta come una grande minaccia per il proprio senso di autostima.
Se si possiede un senso di autostima stabile, una critica ricevuta può fare male, certo, perché è chiaro che tutti noi desideriamo essere lodati piuttosto che criticati. Tuttavia, in questo caso, la critica ricevuta potrà più facilmente essere interpretata in senso costruttivo, letta in senso positivo, come un’occasione per imparare qualche cosa.
La critica ricevuta diventa quindi uno spunto per scoprire qualcosa su noi stessi, di cui fino a quel momento non ci eravamo accorti o che non volevamo vedere.
Potremmo quindi prendere questa informazione come occasione di crescita perché adesso sappiamo in che modo possiamo migliorarci. In questo caso, la critica non avrà l’effetto di un attacco distruttivo alla nostra autostima, bensì verrà letta come un’utile fonte di informazioni sul nostro conto.
Se riteniamo che la critica sia inappropriata, avremo la forza di respingerla e considerarla come un’opinione personale di chi ci sta criticando.
Esempio pratico
Un collega fa notare che un progetto potrebbe essere migliorato.
-
Con autostima stabile:
“Non mi piace ricevere critiche, ma forse c’è qualcosa che posso sistemare.”
-
Con autostima fragile:
“Ecco, lo sapevo. Non sono all’altezza. Pensano tutti che io sia incompetente.”
Oppure, all’opposto:
“Lui non capisce niente. È solo invidioso.”
Nel primo caso la critica viene analizzata. Negli altri due casi diventa un attacco personale da cui difendersi o da interiorizzare. Una sana autostima permette di filtrare la critica senza farsene distruggere.
#4. Autostima legata alla performance
L’autostima legata alla performance consiste nella convinzione di essere capaci, competenti e anche nel saperlo riconoscere. La capacità di affrontare delle sfide non è legata solo all’ambito lavorativo, ma si applica quotidianamente. Potrebbe trattarsi di lavori manuali come piccole riparazioni domestiche, imbiancare, piantare fiori e cose del genere.
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- Anno: 2018
Ma anche situazioni in cui entrano in gioco le nostre capacità creative e intellettuali. Per una valutazione adeguata è richiesta non solo la percezione delle nostre competenze ma anche la percezione e soprattutto il rispetto dei nostri limiti.
Infatti, se ci costringiamo a fare qualsiasi cosa, finiamo con l’esigere troppo da noi stessi con il rischio di andare incontro a un fallimento. La conseguenza logica può essere un forte senso di autosvalutazione.
Un buon livello di autostima riferita alle prove da affrontare si basa perciò anche sul sapersi concedere il tempo per imparare e nel permettersi di fare degli errori, invece di pretendere di saper fare subito tutto alla perfezione.
Esempio pratico
Una persona decide di imparare una nuova lingua.
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Con autostima legata alla performance equilibrata:
“All’inizio farò errori. È normale. Posso migliorare con il tempo.”
-
Con autostima fragile:
“Non riesco a pronunciare bene. Non sono portato. Lascio perdere.”
Oppure, al contrario, potrebbe imporsi standard irrealistici:
“Devo parlarla perfettamente in tre mesi.”
Nel primo caso c’è spazio per l’apprendimento. Nel secondo caso l’errore diventa motivo di autosvalutazione. La vera competenza nasce dall’accettazione dei propri limiti e dalla pazienza.
#5. L’attrattiva fisica e immagine corporea
Vi considerate attraenti così come siete? Vi piace il vostro corpo oppure cercate di evitare di guardarvi allo specchio? Pensate sempre che dovreste pesare di meno per piacere di più e accettarvi? Trovate sempre qualcosa da criticare nel vostro aspetto esteriore?
Il sentirsi a proprio agio nel proprio corpo dipende anche dai canoni di bellezza imposti dalla società. Dagli studi psicologici in materia, oggi sappiamo che gli ideali estetici imposti da riviste e televisione spesso generano un alto livello di frustrazione e insoddisfazione nei confronti del proprio aspetto fisico, il che può causare disturbi nell’alimentazione.
Il confronto con persone sempre più magre prese a modello, influenza la percezione del proprio corpo. A distanza di cinquantacinque anni, la figura della Barbie rimane un modello di riferimento per molte donne, anche se chiaramente la conformazione fisica di questa bambola contraddice le proporzioni del corpo umano di una donna reale.
Uno studio australiano ha fatto emergere il rapporto tra insoddisfazione per il proprio aspetto fisico e il crescente uso di internet. La convinzione di essere troppo grassi, oppure di non essere “adeguati”, mina l’autostima. Un atteggiamento critico e la messa in discussione dei modelli estetici proposti dalla società porta a un suo rafforzamento.
- Corona, Samuele (Autore)
Certamente nessuno ha un fisico perfetto, ognuno di noi ha i suoi punti deboli, tuttavia non è questo che deve minare la nostra autostima; ciò avviene nella misura in cui siamo in grado di prendere atto e di accettare i nostri punti deboli.
Per molte persone il proprio corpo è il campo di battaglia dei propri problemi emotivi. Eppure, invece di lottare contro il proprio corpo nella speranza di trovare una soluzione a questi problemi, è necessario riconoscere il nodo psicologico ed elaborarlo. Basta accettarlo così com’è.
Non ne possediamo un altro e non possiamo diventare consapevoli e sicuri di noi stessi se lo escludiamo. Infatti, non può esserci consapevolezza psichica senza la consapevolezza del proprio corpo.
Riconosciamo le persone dotate di una forte autostima anche dal loro portamento fisico. Se non sono affette da malattie fisiche, la loro postura è eretta, la testa è alta e i muscoli sono ben in tensione. Non si trascinano quando camminano e comunicano verso l’esterno la loro forza e la loro presenza interna.
Esempio pratico
Una persona si guarda allo specchio prima di uscire.
-
Con buona autostima corporea:
“Non sono perfetto, ma mi sento bene così.”
-
Con bassa autostima fisica:
“Sono troppo grasso.”
“Le mie gambe sono orribili.”
“Nessuno potrà trovarmi attraente.”
Nel secondo caso ogni dettaglio diventa una conferma della propria inadeguatezza.
Questo porta spesso a:
- confronto costante sui social
- ricerca ossessiva di approvazione
- diete drastiche o insoddisfazione cronica
Accettare il proprio corpo non significa smettere di prendersene cura, ma smettere di usarlo come metro esclusivo del proprio valore.
#6. Prestazioni fisiche sportive
L’ideale di bellezza imposto dalla società si basa da una parte sulla magrezza e dall’altra sull’essere in perfetta forma fisica e sull’essere sportivi. Non ci sarebbe nulla di male se talvolta questa tendenza non portasse a degli eccessi.
Come a dire: chi non vive in modo sano e non pratica attività sportiva, non appartiene al gruppo. In questo modo, per molte persone essere sportivi e avere una perfetta forma fisica diventano parametri fondamentali per la propria autostima: solo chi è magro e allenato è ammirato.
Nei casi positivi, valori alti di autostima sulla scala della prestanza fisica sono collegati con la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità fisiche e di coordinazione e quindi sono fonti di un senso di autostima stabile.
Chiedetevi: mi sento in grado di affrontare delle prove fisiche, sento un senso di gioia quando faccio attività sportiva, sono in grado di muovermi bene e di mantenere l’equilibrio? Mi piace ballare, sento i miei limiti fisici e sono in grado di rispettarli?
Esempio pratico
Una persona inizia a frequentare una palestra.
-
Con buona autostima fisico-sportiva:
“Non sono allenato, ma posso migliorare gradualmente.”
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Con autostima fragile legata alla prestanza fisica:
“Sono quello meno in forma qui dentro.”
“Mi stanno guardando tutti.”
Nel secondo caso, il confronto costante può portare all’abbandono dell’attività. Quando l’attività sportiva diventa una fonte di piacere e non di giudizio, rafforza la fiducia nelle proprie capacità corporee e migliora il senso di efficacia personale.
In sintesi: come riconoscere le 6 dimensioni nella vita quotidiana
- Autostima emotiva → Come ti parli quando sbagli
- Sicurezza sociale → Quanto ti senti libero nelle relazioni
- Rapporto con la critica → Come reagisci ai giudizi
- Performance → Come affronti le sfide
- Attrattiva fisica → Quanto accetti il tuo corpo
- Prestazioni sportive → Che rapporto hai con il movimento
L’autostima non è un talento, è un equilibrio
L’autostima non è una qualità fissa con cui si nasce, né un tratto che si possiede o non si possiede. È un equilibrio dinamico tra diverse dimensioni della nostra vita.
Come spiega la psicologa tedesca Bärbel Wardetzki nel libro Pronto soccorso per insicuri cronici, possiamo sentirci forti in un’area e fragili in un’altra, ed è del tutto umano.
Possiamo avere fiducia nelle nostre capacità professionali ma sentirci insicuri nelle relazioni. Oppure accettare il nostro carattere ma essere critici verso il nostro corpo. Comprendere le sei dimensioni dell’autostima significa smettere di giudicarci in modo globale e iniziare a osservare con maggiore precisione dove si trovano le nostre risorse e dove, invece, possiamo crescere.
La vera forza non sta nell’essere impeccabili, ma nel:
- saper accettare i propri limiti
- imparare a tollerare la critica senza sentirsi annientati
- distinguere tra errore e valore personale
- prendersi cura del proprio corpo senza farne un tribunale permanente
Migliorare l’autostima non significa diventare arroganti o smettere di mettersi in discussione. Significa sviluppare un senso di valore interno che non dipenda esclusivamente dallo sguardo degli altri.
Ogni dimensione può essere allenata. Ogni area può essere rafforzata. E il primo passo non è cambiare chi siamo, ma comprendere meglio come funzioniamo.
Chiediti allora:
- In quale delle sei dimensioni mi sento più solido?
- In quale area, invece, tendo a svalutarmi?
- Quale piccolo passo potrei fare oggi per rafforzare quella parte di me?
L’autostima cresce quando smettiamo di combatterci e iniziamo a sostenerci.
Ed è proprio da questa consapevolezza che può iniziare un cambiamento profondo e duraturo.
FAQ sulle dimensioni dell’autostima
Molte persone si chiedono come funziona l’autostima e da quali elementi è composta. Qui sotto trovi alcune delle domande più frequenti sulle dimensioni dell’autostima.
Quali sono le 6 dimensioni dell’autostima?
Secondo la psicologa tedesca Bärbel Wardetzki, l’autostima non è un tratto unico ma è composta da sei dimensioni: autostima emotiva, sicurezza nel contatto con gli altri, rapporto con la critica, autostima legata alla performance, percezione dell’attrattiva fisica e fiducia nelle proprie capacità fisiche e sportive. Ognuna di queste aree contribuisce al modo in cui una persona valuta il proprio valore personale.
L’autostima è unica o composta da più aspetti?
L’autostima non è un blocco unico e stabile. È un sistema composto da diverse dimensioni che possono svilupparsi in modo diverso tra loro. Una persona può sentirsi sicura nelle proprie capacità professionali ma fragile nelle relazioni sociali oppure accettare il proprio carattere ma essere insoddisfatta del proprio aspetto fisico.
Qual è la dimensione più importante dell’autostima?
Non esiste una dimensione più importante in assoluto. Tuttavia l’autostima emotiva, cioè il rapporto che abbiamo con noi stessi, rappresenta spesso la base più stabile su cui si sviluppano le altre dimensioni dell’autostima.
Si può migliorare l’autostima nelle diverse dimensioni?
Sì. L’autostima non è una qualità fissa ma può essere sviluppata nel tempo. Attraverso la consapevolezza, l’esperienza e talvolta il supporto psicologico è possibile rafforzare le diverse dimensioni dell’autostima e costruire un senso di valore personale più stabile.
Come capire in quale dimensione dell’autostima si è più fragili?
Un modo utile è osservare le proprie reazioni nelle situazioni quotidiane. Se si reagisce con forte insicurezza alle critiche, potrebbe essere fragile il rapporto con il giudizio degli altri. Se invece ci si sente a disagio nelle relazioni sociali o nel proprio corpo, queste aree possono indicare dimensioni dell’autostima che meritano maggiore attenzione.
Libri per approfondire il tema dell’autostima
Se desideri approfondire il tema dell’autostima e delle sue diverse dimensioni, alcuni libri di psicologia e divulgazione scientifica possono offrire strumenti e prospettive utili.
#1. “I sei pilastri dell’autostima” di Nathaniel Branden
Considerato uno dei testi più influenti sull’argomento, questo libro spiega come l’autostima si costruisca attraverso sei pratiche psicologiche fondamentali, tra cui autoaccettazione, responsabilità personale e integrità. Nathaniel Branden mostra come il modo in cui pensiamo, agiamo e ci assumiamo la responsabilità della nostra vita influenzi profondamente il senso di valore personale. È una lettura essenziale per comprendere come nasce e si rafforza l’autostima nel lungo periodo.
#2. “Self-Compassion” di Kristin Neff
La psicologa Kristin Neff introduce il concetto di auto-compassione, cioè la capacità di trattarsi con comprensione e gentilezza nei momenti di difficoltà. Il libro mostra come l’autocritica e il perfezionismo possano danneggiare il senso di autostima e propone un approccio più equilibrato e realistico verso se stessi. È particolarmente utile per sviluppare un dialogo interno più sano e una maggiore stabilità emotiva.
#3. “Autoefficacia” di Albert Bandura
In questo libro il celebre psicologo Albert Bandura analizza il concetto di auto-efficacia, ovvero la convinzione di essere in grado di affrontare e gestire le sfide della vita. La ricerca di Bandura dimostra come la percezione delle proprie capacità influenzi motivazione, comportamento e risultati. È una lettura fondamentale per comprendere il legame tra fiducia nelle proprie capacità e autostima legata alla performance.
L’autostima è un tema centrale nella psicologia contemporanea. Approfondire questi autori può aiutare a comprendere meglio come si sviluppa il senso di valore personale e come rafforzarlo nelle diverse aree della vita.
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