Last Updated on 3 Gennaio 2026 by Samuele Corona
Uno degli stratagemmi più controintuitivi ed efficaci nel trattamento degli attacchi di panico, soprattutto quando il soggetto tenta di evitarli o controllarli è “Lo stratagemma dell’evocazione volontaria della paura”.
Questo stratagemma rientra a pieno titolo tra gli interventi paradossali utilizzati nel trattamento degli attacchi di panico.
Lo psicologo Andrea Fiorenza lo descrive come uno dei 99 stratagemmi per liberarsi rapidamente dall’ansia, sottolineandone l’efficacia nel disinnescare il meccanismo di mantenimento del disturbo.
Dal punto di vista clinico, questa tecnica si colloca all’interno del modello della psicoterapia strategica, che considera il panico non come un’entità da eliminare, ma come il risultato di tentate soluzioni disfunzionali reiterate nel tempo.
Il problema non è la paura, ma il controllo della paura
Nei disturbi di panico, il paziente mette in atto due strategie principali:
-
Rassicurazione cognitiva (“non succederà nulla”, “è solo ansia”)
-
Distrazione e evitamento (spostare l’attenzione, evitare situazioni temute)
Entrambe le strategie falliscono perché rinforzano il presupposto implicito che la paura sia pericolosa e incontrollabile. Nel linguaggio strategico, diventano tentate soluzioni che mantengono il problema.
Ogni tentativo di controllo aumenta l’iper-monitoraggio corporeo e amplifica la sensibilità ai segnali interni, favorendo l’escalation ansiosa.
Attacchi di Panico: Evocare la paura come prescrizione paradossale
Lo stratagemma dell’evocazione programmata della paura opera un ribaltamento della logica del controllo.
Il paziente viene invitato non solo ad accettare l’eventuale comparsa dell’ansia, ma a provare intenzionalmente a farla comparire, stabilendo:
- quando
- dove
- in quale forma
Esempio clinico tipico:
“Prima di uscire di casa, si concentri per provare a stare male volontariamente. Se l’ansia deve arrivare, voglio che arrivi prima di oltrepassare la soglia.”
Dal punto di vista strategico, questo intervento produce tre effetti fondamentali:
- Interrompe l’evitamento
- Sposta il locus di controllo dal sintomo al paziente
- Smaschera l’incontrollabilità apparente della paura
Il paradosso terapeutico
Quando il paziente tenta realmente di evocare il sintomo, accade frequentemente che:
- la paura non si presenti
- oppure si manifesti in forma attenuata
- oppure perda rapidamente intensità
Questo effetto non è casuale: il sistema ansioso funziona secondo una logica di allerta reattiva, non di obbedienza volontaria. Quando viene meno la fuga, viene meno anche la funzione del sintomo.
Il panico, da evento temuto e imprevedibile, diventa un’esperienza fallita, incapace di confermare le aspettative catastrofiche del paziente.
Radici teoriche: Milton H. Erickson e la comunicazione paradossale
La tecnica si rifà chiaramente agli interventi paradossali di Milton H. Erickson, che utilizzava prescrizioni sintomatiche per aggirare la resistenza e rompere i circoli viziosi rigidi.
Erickson aveva osservato che:
“Ciò che il paziente cerca di evitare con tutte le forze diventa ciò che lo controlla.”

Prescrivere il sintomo significa trasformarlo da nemico incontrollabile a comportamento volontario, privandolo della sua funzione perturbante.
Confronto con la “worst fantasy” della Scuola di Palo Alto
Lo stratagemma dell’evocazione della paura presenta affinità evidenti con la tecnica della worst fantasy, sviluppata nell’ambito della Scuola di Palo Alto e del Mental Research Institute.
Punti di contatto
- Entrambe lavorano sull’esposizione intenzionale al contenuto temuto
- Entrambe rompono l’evitamento cognitivo ed emotivo
- Entrambe utilizzano una logica paradossale
Differenze clinicamente rilevanti
| Evocazione della paura | Worst fantasy |
|---|---|
| Centrata sul corpo e sul sintomo | Centrata sul contenuto immaginativo |
| Applicata in vivo | Applicata in immaginazione guidata |
| Mira a far fallire il sintomo | Mira a saturare la paura |
| Più indicata nel panico somatico | Più indicata nell’ansia anticipatoria |
Nella worst fantasy il paziente è guidato a immaginare lo scenario peggiore fino alla sua esasperazione. Nell’evocazione strategica, invece, si chiede al paziente di far accadere davvero ciò che teme, scoprendo che non può.
In questo senso, l’evocazione del panico è spesso più destabilizzante per il sintomo, perché lo costringe a manifestarsi fuori dal suo copione abituale.
Inquadramento nella Psicoterapia Strategica
All’interno della Psicoterapia Strategica, questa tecnica è considerata uno stratagemma di sblocco:
- non lavora sull’insight
- non mira alla ristrutturazione cognitiva diretta
- produce cambiamento attraverso l’esperienza correttiva
Il paziente non “capisce” che il panico è innocuo: lo sperimenta. Nel trattamento degli attacchi di panico, questa esperienza correttiva è spesso decisiva per interrompere il circolo vizioso della paura.
Indicazioni cliniche e cautela
Questa tecnica va:
- spiegata accuratamente
- contestualizzata nel funzionamento del disturbo
- prescritta con precisione
Un uso ingenuo o non guidato può trasformarsi in una semplice esposizione forzata, perdendo la sua natura strategica.
Protocollo clinico di evocazione programmata della paura nel trattamento del panico
Il seguente protocollo rappresenta una formalizzazione clinica dello stratagemma dell’evocazione volontaria della paura, coerente con i principi della psicoterapia strategica e con l’uso delle prescrizioni paradossali nella tradizione ericksoniana e paloaltina.
- Nardone, Giorgio(Autore)
Non si tratta di un’esposizione classica, ma di una manovra strategica di sblocco che interviene direttamente sulle tentate soluzioni di controllo.
1. Valutazione preliminare del funzionamento del panico
Prima della prescrizione, il terapeuta valuta:
- modalità tipiche di insorgenza del panico
- segnali corporei anticipatori
- tentate soluzioni ricorrenti (controllo, rassicurazione, evitamento)
- contesti specifici di attivazione (uscire di casa, guida, luoghi chiusi, ecc.)
Obiettivo clinico: individuare quando il paziente cerca maggiormente di evitare o controllare il sintomo, poiché è lì che la prescrizione risulta più efficace.
2. Ristrutturazione preliminare del sintomo
Prima di introdurre la prescrizione, il terapeuta fornisce una cornice esplicativa strategica:
- il panico non è pericoloso
- il problema non è l’ansia, ma il tentativo di controllarla
- più si cerca di evitarla, più si rinforza
Questa ristrutturazione non è didattica, ma funzionale alla compliance. Serve a rendere la prescrizione logica dal punto di vista del paziente.
3. Prescrizione formale dell’evocazione della paura
La prescrizione va data in modo chiaro, diretto e non ambiguo.
Esempio di formulazione clinica:
“Da oggi, ogni volta che sente arrivare l’ansia prima di uscire di casa, non cerchi di calmarsi. Si fermi e provi deliberatamente a farla arrivare. Voglio che l’ansia compaia prima di uscire, non dopo.”
Elementi chiave della prescrizione:
- intenzionalità
- specificazione temporale
- sospensione del controllo
4. Regola fondamentale: l’intenzione deve essere autentica
Il terapeuta chiarisce che:
- non si tratta di “far finta”
- non è una tecnica per scacciare l’ansia
- il paziente deve provare davvero a evocarla
Questa indicazione è cruciale: se il paziente usa la tecnica come mezzo di controllo, l’intervento fallisce.
5. Monitoraggio fenomenologico, non valutativo
Al paziente viene chiesto di osservare:
- se l’ansia arriva o meno
- in quale forma
- per quanto tempo
- con quale intensità
Senza giudizio e senza obiettivi di performance. Il fallimento del sintomo è il vero successo terapeutico.
6. Ripetizione sistematica e apprendimento esperienziale
La prescrizione viene mantenuta:
- per più giorni consecutivi
- in più contesti analoghi
- fino alla perdita di potere del sintomo
Con il tempo, il paziente sperimenta che:
- il panico non è evocabile a comando
- non è incontrollabile
- non è necessario evitarlo
Questo produce una ristrutturazione percettivo–reattiva stabile.
7. Integrazione con la “worst fantasy”
Nei casi in cui persista ansia anticipatoria, il protocollo può essere integrato con una fase di worst fantasy guidata, lavorando sull’immaginazione dello scenario peggiore prima dell’esposizione reale.
Questa integrazione:
- prepara il terreno
- riduce la resistenza
- aumenta la compliance
8. Indicatori clinici di efficacia
Segnali di buon andamento del protocollo:
- riduzione dell’iper-monitoraggio corporeo
- diminuzione della frequenza degli attacchi
- aumento della sensazione di padronanza
- atteggiamento più ironico o distaccato verso il sintomo
9. Controindicazioni e avvertenze cliniche
La tecnica va usata con cautela in presenza di:
- disturbi dissociativi gravi
- psicosi
- uso non stabilizzato di sostanze
In questi casi, la prescrizione paradossale può essere destabilizzante.
10. Inquadramento strategico finale
Nel modello della psicoterapia strategica, l’evocazione programmata della paura:
- non elimina il sintomo direttamente
- ne interrompe la funzione
- rompe il sistema di tentate soluzioni
Il cambiamento avviene non per comprensione cognitiva, ma per esperienza correttiva reiterata.
Riferimenti bibliografici essenziali
- “Change: la formazione e la soluzione dei problemi” di Watzlawick, P., Weakland, J., Fisch, R. (1974)
- “Paura, panico, fobie. La terapia in tempi brevi” di Nardone, G. (2003)
- “Ansia. 99 strategemmi per liberarsene rapidamente” di Fiorenza, A (2006)
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